Sicurezza, un successo l’app 1Safe: «Ora i “responsabili di quartiere”»
Da sinistra Claudio Rota, il comandante Fabio Germanà Ballarino e Alberto Pavesi della polizia locale (foto Borella)

Lodi, mille le segnalazioni arrivate grazie all’app 1Safe

Sono 397 gli utenti, 1.029 le segnalazioni arrivate, soprattutto per la sosta selvaggia

L’amministrazione Casanova continua a puntare sull’app 1Safe, e questa volta lancia l’idea dei responsabili di quartiere. L’applicazione, attivata otto mesi fa, consente ai cittadini di indicare problemi legati alla sicurezza e al degrado in città: ieri, presentando in sala Granata un primo bilancio dei risultati ottenuti, il comandante della polizia locale Fabio Germanà Ballarino, insieme a Claudio Rota di 1Safe, ha spiegato la proposta che dovrebbe migliorare ulteriormente il servizio: «Ad alcuni cittadini volontari particolarmente affidabili, in quanto censiti dalle forze dell’ordine, sarà assegnata una zona: saranno questi ’coordinatori del controllo di vicinato’, attraverso l’applicazione, ad effettuare un primo filtro, semplificando così il lavoro della polizia locale».

Le statistiche dei primi otto mesi di 1Safe parlano di 397 utenti per 1.029 segnalazioni. I problemi più sentiti sono parcheggi in divieto e rifiuti abbandonati, che hanno riguardato rispettivamente 318 e 234 segnalazioni.

I problemi più sentiti sono parcheggi in divieto e rifiuti abbandonati, che hanno riguardato rispettivamente 318 e 234 segnalazioni. Altri cittadini hanno indicato buche e disturbo della quiete (entrambi con 84 segnalazioni), e poi a scalare cartelli divelti (48), illuminazione (36) e semafori guasti (22), sosta sugli stalli riservati ai disabili (22), persone sospette (20) oltre ad altri problemi meno diffusi come tombini divelti e oggetti smarriti. Solo 9 segnalazioni per i venditori abusivi.

«Non voglio dire che i lodigiani non rispettano le regole - ha affermato il comandante -: la conformazione della città e la mancanza di parcheggi spesso “costringono” al parcheggio selvaggio, ma stiamo lavorando con un’attività repressiva per far capire l’importanza del rispetto delle regole».

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