Rifiuti, capannoni e “affari” mafiosi: l’allarme del procuratore di Milano
Il capannone di Meleti finito al centro di una indagine della Dda

Rifiuti, capannoni e “affari” mafiosi nel Lodigiano: l’allarme del procuratore di Milano

Francesco Greco chiede una risposta nazionale contro i traffici illeciti verso il Nord

Lorenzo Rinaldi

Non solo estorsione, usura e spaccio di stupefacenti. Ma anche reati finanziari e traffico illecito di rifiuti. Le mafie al Nord prendono sempre più spesso forme nuove e in Lombardia - dove l’industrializzazione e la conseguente deindustrializzazione hanno assunto dimensioni più ampie che nelle altre regioni italiane - quello dei rifiuti stoccati in segreto e poi dati alle fiamme rischia di diventare una emergenza. Tanto che le operazioni della Direzione distrettuale antimafia sono in aumento e una, lo scorso febbraio, ha toccato anche il Lodigiano, con un capannone - a Meleti - stipato di rifiuti e finito nel mirino degli inquirenti.

Lodi dunque non può considerarsi un’isola felice e al contrario rientra nei territori per i quali il livello di attenzione è aumentato, come dimostra la task force annunciata dalla prefettura nell’ottobre 2018. Capannoni e aree industriali dismesse, nel Lodigiano, nel Sudmilano e in generale in tutta la Lombardia, sono diventati dunque potenziale terra di conquista per mafiosi, camorristi e ndranghetisti, sempre più attivi nel settore dei reati ambientali.

A lanciare l’allarme è stato il procuratore capo di Milano Francesco Greco, intervenendo venerdì mattina al palazzo di giustizia meneghino al convegno “Mafie e diritti: prevenzione, repressione ed esecuzione della pena”. Greco ha precisato che in Lombardia e in generale al Nord occorre oggi parlare di radicamento e non di semplici infiltrazioni mafiose.

E ha aggiunto che la numerosa presenza di capannoni abbandonati rappresenta un problema, di cui purtroppo si parla solo in occasione degli incendi che creano preoccupazione per il diffondersi nell’aria della diossina.

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