L’insostenibile potenza dell’arte e quei colori tra Cina e Taiwan

di Caterina Belloni

Sono sempre stata convinta che l’arte abbia un potere unico. Stimola le menti, ispira pensieri profondi, aiuta a trovare pace e relax. A volte può spingere anche ad azioni coraggiose. Discorsi da romantici, forse, ma che sono diventati una realtà pochi giorni fa, quando una installazione posizionata sul marciapiede di fronte alla

London School of Economics, nel cuore della capitale inglese, ha dato adito niente meno che a una crisi diplomatica.

L’opera in questione è una scultura del globo terreste realizzata da Marl Wallinger, vincitore del premio Turner. La sua realizzazione, che mostra un mappamondo di quattro metri di diametro messo all’incontrario, si intitola “The World Turned Upside Down”, ovvero “Il mondo sistemato alla rovescia”. Un colpo d’occhio notevole, tra palazzi ed edifici imponenti, anche per i suoi colori, che sono quelli delle carte geografiche politiche, dove si indicano i confini delle nazioni. Ma proprio per via di questi colori si è sviluppato un incidente diplomatico, che non ha ancora finito di suscitare reazioni.

Il problema è che nel globo l’isola di Taiwan è dipinta in rosa, mentre la Cina è in giallo. Come dire che si tratta di due nazioni diverse. Solo che per le Nazioni Unite Taiwan è parte della Repubblica cinese e non indipendente come vorrebbe. Cosa che hanno ben puntualizzato gli studenti cinesi di Lse, che per primi (sempre precisi, è inutile!) si sono accorti dei colori e hanno presentato rimostranze alla direzione dell’università.

Secondo loro è inaccettabile colorare Taiwan come una nazione indipendente, quindi hanno chiesto di cambiare l’opera d’arte e farla diventare come la Cina. Rispondendo alla loro richiesta, i vertici della London School of Economics, hanno ammesso che “l’opera d’arte non riflette la definizione dei confini espressa dalle Nazioni Unite”.

Per questo hanno pensato di consultare la loro comunità e considerare dei cambiamenti, anche se la decisione finale non è ancora stata assunta. Mentre i vertici dell’ateneo dimostravano comprensione per la richiesta del nutrito numero di allievi cinesi, però, al loro ufficio sono arrivate le proteste degli allievi di Taiwan, che non si sono limitati a parlare per voce propria, ma hanno coinvolto i “piani alti”. Così alla scuola è arrivata una lettera di rimostranze firmata dal ministro degli affari esteri Joseph Wu, che li ha invitati a non cedere al “bullismo di Pechino”. Una formula pesante, che ha decisamente alzato i toni della contestazione e creato nuovi imbarazzi.

Da parte sua l’artista inglese, durante l’inaugurazione dell’esibizione ha dichiarato che “le Nazioni Unite sono l’autorità che definisce i confini”, ma il suo globo “rappresenta il mondo come lo conosciamo da diversi punti di vita: familiare, strano e soggetto a cambiamenti”. Per questo oltre a dare indipendenza a Taiwan Wallinger ha anche sottolineato Lhasa, in Tibet, come una capitale nazionale, nonostante questo ruolo sia riconosciuto solo per Pechino. Frasi e scelte provocatorie, che sembrerebbero chiarire la sua posizione, nonostante poi nelle interviste ufficiali, dopo il polverone, l’artista abbia dichiarato che si è trattato di errori.

Al momento non è ancora chiaro se verranno apportate modifiche all’opera oppure no, ma una cosa è assolutamente certa. Ci sono sculture e dipinti, frutto dell’ingegno di artisti di talento, che davvero hanno il potere di scuotere le menti e gli animi. Come il mondo al contrario di Marl Wallinger, al quale è bastato cambiare un colore e aggiungere una riga, per scatenare reazioni, riflessioni e – nella migliore delle ipotesi – il desiderio di trovare soluzione a una tensione che si trascina da troppo.

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