Yoga, vacanze e massaggi per alleggerire il lavoro in corsia

di Caterina Belloni

In Gran Bretagna da qualche anno mancano infermieri e medici. Colpa dei ritmi di lavoro e delle continue pressioni dei pazienti. Il numero degli operatori che manifestano disagi e problemi mentali, dall’ansia alla depressione, è in costante crescita e ormai ha raggiunto il quaranta per cento del totale, quindi quasi uno su due. Così molti decidono di lasciare l’incarico, pur di non vivere in uno stato di perenne tensione.

I dati ufficiali parlano addirittura di centomila posti vacanti in Inghilterra nel settore sanitario. Insomma il personale si riduce inesorabilmente, mentre la richiesta rimane costante o al massimo aumenta, di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Una situazione complicata, che rischia di aggravarsi anche per via della Brexit.

A ricoprire questi ruoli, infatti, spesso sono persone che arrivano da altri paesi europei. Molti di loro negli ultimi due anni hanno cercato occasioni altrove, altri sostengono che lo faranno in caso si decidesse per una linea dura.

Una penuria che si aggrava, generando difficoltà nell’assistenza e nei servizi e preoccupando i vertici di Nhs, il servizio sanitario nazionale. Che pur di arginare questa fuga costante sarebbero disposti a tutto. Di recente hanno deciso di giocare la carta delle “coccole”, promuovendo negli ospedali delle strategie innovative per trattenere i propri specialisti.

Ai componenti dello staff vengono offerti massaggi gratis, corsi di yoga, giornate libere per il compleanno, classi di mindfulness. L’ospedale di Kingston a Londra, ad esempio, ha assunto un fisioterapista che si occupa esclusivamente di curare i dolori a collo, spalle e schiena che gli infermieri accusano a causa della fatica di sollevare e trattare i pazienti.

Un esperto di benessere fisico e spirituale, poi, insegna ai dipendenti come migliorare lo stato di corpo e anima. Lo fa organizzando classi di pilates, yoga o mindfulness, nella certezza che queste pratiche siano preziose per ritrovare equilibrio e combattere lo stress e l’ansia. All’ospedale universitario di Plymouth, invece, se un infermiere è costretto a saltare il pasto perché c’è un’emergenza, gli portano snack e bibite gratis in modo che si rifocilli. Ad un migliaio di dipendenti, inoltre, è stata offerta l’iscrizione scontata a una palestra che si trova accanto alla struttura, in modo da incentivarli a prendersi cura del proprio benessere.

Esemplare per le “coccole” il caso dell’ospedale di Sheffield, che offre schemi flessibili di lavoro per incentivare infermieri e medici ed è arrivato al punto di dare alle mamme un part time, che segue lo stesso ritmo delle vacanze scolastiche dei loro figli, permettendo loro di trovare l’equilibrio perfetto tra le esigenze della professione e della vita familiare. La chicca, forse, è il giorno di vacanza extra per il compleanno, che è un sogno per ogni lavoratore mentre per medici e infermieri di alcune strutture è diventato realtà.

Ognuna di queste iniziative, a mio parere, va considerata come un tentativo interessante per rendere meno faticoso il lavoro in corsia, durante il quale, pur dando il massimo, spesso si è costretti ad affrontare la rabbia e il dolore di chi è malato e non ha trovato una soluzione al suo problema.

Non è ancora dato sapere se lo sforzo compiuto consentirà di riportare in positivo le statistiche sull’occupazione, ma il tentativo merita di per sé un applauso. Specie quando si considera la situazione italiana. Dove stress e ansia dei camici bianchi sono analoghi, ma le forme di aiuto e si sostegno pensate per alleviarli decisamente no.

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