Strisce blu, più no che sì: ma c’è anche chi le apprezza
Tecnici al lavoro per le “strisce blu” a San Donato

Arriva la sosta a pagamento a San Donato, cittadini divisi sulle “strisce blu”

Molte domande ancora inevase alla vigilia della rivoluzione dei parcheggi

Le colonnine per il pagamento sono arrivate, le strisce blu anche, e tra i sandonatesi le reazioni sono diverse. C’è chi si guarda attorno un po’ spaesato e chi chiede informazioni a passanti ignari e chi studia con attenzione ogni riga del display con il terrore di prendere una multa. È l’esordio, per ora solo teorico e non ancora pratico, delle tanto famigerate “strisce blu” di San Donato, la trasformazione di poco meno di 2800 posti auto – su una disponibilità censita di circa 16mila – in stalli a pagamento. La “rivoluzione” scatterà il 2 aprile e tra i tanti pareri contrari della gente, raccoglie anche qualche sostenitore.

C’è chi, non residente in città si trova a San Donato per commissioni, visite o acquisti, si avvicina portafoglio in mano, quasi a dar per scontato che «se ci sono le strisce blu, si paga» e non si stupisce di «provvedimenti in fondo ormai adottati quasi ovunque», e chi invece - tra i residenti - non nasconde la contrarietà per una decisione che «ha il solo scopo di vessare ulteriormente le tasche dei cittadini», anche se l’amministrazione ribadisce che le strisce blu sostituiscono i parcheggi finora regolamentati con disco orario («Nessun parcheggio libero – precisa l’assessore Gianfranco Ginelli – diventerà a pagamento ma diventeranno tali solo una parte di quelli che già oggi erano regolamentati»).

C’è chi ammette di esser stati «colti di sorpresa» dicono quasi in coro Angelo Galli e Gabriella Schiavo, seppur non del tutto contrari ad un provvedimento che «se non troppo oneroso potrebbe aiutare a trovare più facilmente parcheggi in una zona dove è oggettivamente difficile», e chi invece, come Ettore Favorito, non nasconde di essere «contrarissimo, assolutamente e decisamente. Già ci sono pochissimi posti per i residenti – dice – così come è non va bene».

Tante le voci che si alzano contrarie, come quella di Gino Montagnana e di Anna e Maria Lanzetta, che rimarcano come «non siamo Milano, ci sarebbe bisogno di molti più spazi liberi», e tra queste le più preoccupate sono quelle dei commercianti che temono ripercussioni sulla clientela. «Già non sappiamo come dovremo fare noi – dicono Alice, Federica e Tiziana, parrucchiere nella centralissima via Libertà –, provate a immaginare cosa comporterà per la nostra clientela, che certo non si ferma qui per pochi minuti».

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