La temuta siccità e l’antica lotta contro il clima avverso

di Andrea Zaghi

In lotta contro il clima avverso. Pare essere questa la battaglia dell’agricoltura moderna. È in effetti così è. Anche se nel raccontarla sembra che le cronache si scordino della storia. E senza dimenticare il fatto che, accanto a quello del clima, gli agricoltori devono comunque lottare anche contro altre questioni. Grandi piogge, dunque, ma anche grandi siccità, e poi il gelo oppure le malattie. La natura di fabbrica a cielo aperto propria di buona parte dell’agricoltura – condizione che molti si scordano, ma non certamente i coltivatori -, continua a pesare sui risultati produttivi e quindi economici delle imprese. Il clima è un fattore della produzione di fatto non controllabile.

In Europa e in Italia, così come nel resto del mondo. Coldiretti ha provato a fare un conto – parziale – arrivando a calcolare che in dieci anni a causa della siccità solo le campagne italiane hanno perso oltre 14 miliardi di euro in termini di produzione e di danni alle strutture e alle infrastrutture. Uecoop (che raccoglie tutte le strutture cooperative in Europa), ha aggiunto che sempre in un decennio sarebbero triplicati gli eventi meteo estremi come i tornado, le bombe d’acqua, le grandinate e le ondate di calore.

Guardando più da vicino al nostro Paese, pare che nel 2018 siano stati rilevati oltre mille (1.042) fenomeni meteo violenti contro i 395 registrati invece dieci anni prima. Una progressione del +164% che ha colpito dalla Lombardia alla Sicilia, dal Friuli al Piemonte, dalla Toscana alla Puglia, dall’Emilia Romagna al Lazio, mettendo a rischio la sicurezza delle persone e causando danni alle attività produttive scoperchiando capannoni, abbattendo muri, allagando aziende e terreni.

E’ il cambiamento climatico, la tropicalizzazione del clima, l’estremizzazione degli eventi. Fenomeni di fronte ai quali l’agricoltura pare trovarsi impreparata, ma che soprattutto appaiono come grandi e prepotenti novità nel panorama delle nostre vite. Osservazione che in parte corrisponde al vero ma che non deve trarre in inganno. Se ne è parlato anche nel giorno del Global Strike for Future, ma il tema non è di oggi.

Alla siccità, per esempio, sono tristemente abituati gli agricoltori africani, alle grandi inondazioni quelli asiatici. Condizionati dalle cronache di casa propria, si rischia così di perdere il senso del tutto. E della storia. Così, ciò che accade oggi in Italia e in Europa (ma anche in Africa oppure in Asia), è già accaduto in precedenza. I secoli passati sono costellati di crisi agrarie nelle quali il clima l’ha fatta da padrone. Gli storici lo sanno bene.

E, se le cronache medievali parlano spesso e volentieri di “flagelli” (per raccontare per esempio delle grandi piogge e delle grandi carestie conseguenti), quelle un po’ più recenti sono costellate, per esempio, di alti e bassi nei prezzi dei cereali a loro volta determinati dall’altalena dei raccolti influenzati dal gran secco oppure dal gran freddo.

E - solo per fare un esempio fra moltissimi -, chi oggi rammenta cosa accadde nel XIX secolo ai contadini irlandesi, colpiti prima da una serie di annate climaticamente avverse e poi dalla peronospora della patata che azzerò i raccolti causando la morte di un milione di persone e l’emigrazione di un altro milione?

E che dire, guardando al XX secolo di quella che un giornalista della Bcc descrisse come “una carestia biblica nel XX secolo” e “la cosa più vicina all’inferno sulla Terra”? Accadde non tanto tempo fa: nel 1984, in Etiopia, otto milioni di persone a causa della siccità rimasero senza cibo e un milione morì.

Agricoltura contro clima, dunque. Sempre. L’altro ieri come ieri e come oggi. Certo, le moderne tecnologie e una serie di misure economiche hanno fatto molto. Una parte dell’agricoltura (quella Occidentale) può dirsi in condizioni ben diverse da quelle di qualche secolo fa.

Se c’è qualcosa di differente fra gli effetti delle calamità climatiche di un tempo e quelle di oggi, questa è proprio nelle tecnologie a disposizione. Che tuttavia appaiono rimedi parziali e geograficamente limitati. È quindi necessario fare attenzione. Un tornado può distruggere i raccolti in Africa e in Asia ma anche in Europa.

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