Internet e agroalimentare, usati bene e con accortezza

di Andrea Zaghi

Internet per tutto, anche per l’agroalimentare. Non è esattamente così, ma che il web giochi ormai una parte fondamentale nel mercato del cibo, è cosa risaputa.

Non siamo alla digitalizzazione degli alimenti (ci mancherebbe altro) ma la Rete conta molto sulle possibilità di crescita dei prodotti, e quindi sui bilanci delle imprese. E anche in questi casi, ciò che conta non è solo il prezzo e la qualità del prodotto, ma anche la sua immagine, il “nome” che lo accompagna, la sua reputazione. Frontiera ancora relativamente nuova per le imprese agroalimentari, nuovissima di fatto per quelle agricole, il web deve essere però compreso a fondo per essere “usato” bene e con accortezza. In questa direzione proprio in questi giorni, è arrivata ad aiutare produttori e consumatori una indagine condotta dalla Fondazione Qualivita sulla diffusione e reputazione digitale delle Dop e Igp italiane nel mondo. Una ricerca che conferma - numeri alla mano - che il nostro Paese è davvero ai primi posti.

Lo studio è frutto di un progetto durato nove mesi, durante i quali la sono stati indagati sia la capacità dei prodotti Dop e Igp italiani di generare conversazioni online, sia l’insieme delle azioni web e di digital marketing (promozione via Internet), attuate dai Consorzi di tutela.

Per capire la dimensione della presenza delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane certificate Dop e Igp, basta pensare che l’indagine ha preso in considerazione oltre 6.500 contenuti al giorno veicolati su blog, forum, siti di notizie, social network in tutto il mondo, con oltre la metà delle conversazioni all’estero (55%), soprattutto negli Usa (26%), e con più di 100.000 utenti ingaggiati quotidianamente.

La ricerca ha quindi verificato che per quanto riguarda la reputazione “le conversazioni digitali con sentiment positivo sono quindici volte più alte di quelle a sentiment negativo (46% contro il 3% sul totale delle menzioni)”. Se si divide il mercato nei due grandi comparti, pare vincere quello del food che con 28 milioni di utenti coinvolti in nove mesi supera i risultati del wine (23 milioni di utenti) che però mostra una più marcata la presenza di conversazioni all’estero (solo negli Usa quasi mille contenuti al giorno contengono riferimenti a vini italiani a denominazione di origine).

I nostri prodotti, dunque, vincono nella Rete in quanto a buona immagine. Merito anche - occorre dirlo - delle azioni che imprese e consorzi di tutela conducono ormai da tempo.

In due anni, ha rilevato ancora Qualivita, le Indicazioni geografiche con un account web sono crescite del 63%; mentre l’88% dei Consorzi ha investito risorse sui social media, l’86% sul sito web e il 63% in digital marketing. Grande attenzione soprattutto ai consumatori stranieri. In ogni caso proprio il web è oggi “voce stabile nel budget dei Consorzi”.

È l’inizio della fine dei mercati rionali, dei mercatini “a chilometro zero” oltre che dei negozi di prossimità? Probabilmente no, anzi. Perché tutto sommato il cibo occorre vederlo e toccarlo con mano. Ma quello della crescita dello spazio che il web occupa nell’ambito del commercio alimentare, è un fenomeno che deve essere seguito e gestito dalle imprese.

E che indica comunque almeno una diversificazione dei canali di vendita in relazione alle tipologie di consumo e di domanda, alla collocazione geografica dei mercati, al prodotto stesso ed alle sue caratteristiche. È indubbio quindi che la Rete debba ormai entrare a fare parte dei programmi commerciali di ogni impresa agroalimentare che voglia oltrepassare i confini del proprio cancello: constatazione che può apparire banale, ma che invece ancora oggi non sempre trova piena realizzazione nel settore.

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