Dalla metropoli alle rive del Po, le mafie allargano i loro tentacoli
Un impianto di trattamento rifiuti colpito da un incendio, un classico reato “spia” di infiltrazioni mafiose

Dalla metropoli alle rive del Po, le mafie allargano i loro tentacoli

Sul «Cittadino» di sabato l’inchiesta sull’infiltrazione della criminalità organizzata nel Lodigiano e nel Sudmilano, tra incendi dolosi e affari milionari

Lodi

Pochi colpi di arma da fuoco, numerosi incendi sospetti e soprattutto tanti affari. Così si muovono le mafie nel Lodigiano, territorio che secondo la recente analisi dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli studi di Milano sembra anche risentire dello sconfinamento delle infiltrazioni in province limitrofe, Emilia e Cremonese in primis, e anche Pavese. Lo raccontiamo in un’ampia inchiesta firmata dai nostri cronisti Carlo Catena, Davide Cagnola e Laura Gozzini pubblicata in esclusiva sul «Cittadino» in edicola sabato 9 marzo, nella quale ospitiamo anche un’intervista al tecnico dell’Arpa di Lodi-Pavia che ha effettuato pochi giorni fa i controlli nel grande capannone di Meleti - nella Bassa Lodigiana - dove la criminalità organizzata stava stipando rifiuti illegali in arrivo dalla “Terra dei fuochi”. Rifiuti che, senza l’intervento provvidenziale della Direzione distrettuale antimafia e della polizia di stato, probabilmente sarebbe stati dati alle fiamme, come avvenuto negli scorsi mesi a Corteolona (Pavia) e Milano.

E proprio la metropoli è il crocevia dell’imponente traffico di droga nel Nord Italia, con i “corrieri” che lungo l’Autostrada del Sole attraversano il territorio lodigiano e quello sudmilanese, fino alla barriera di Melegnano. Fiumi di cocaina ed eroina che, scorrendo, alimentano la malavita organizzata ma che, talvolta, vengono fortunatamente intercettati dalla polizia stradale, come testimoniano le operazioni che ricostruiamo nella nostra inchiesta.

Leggi l’approfondimento sull’edizione del «Cittadino» in edicola sabato 9 marzo

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