«Ecomafie, qui non siamo a Milano»
Il capannone di Meleti in cui sono stati stoccati illegalmente rifiuti provenienti dalla Campania

«Ecomafie, qui non siamo a Milano»

Il sindaco di Meleti interviene dopo l’operazione della Dda che ha stroncato un traffico illecito di rifiuti campani

Alla scrivania del suo ufficio in municipio a Meleti, il sindaco Mario Rocca sfoglia una copia cartacea della corrispondenza via mail con l’ingegnere Stefano Perego - amministratore delegato dell’azienda Mesole srl proprietaria del capannone di Santa Giulitta -, in merito all’inchiesta sui rifiuti illeciti provenienti dal Salernitano e stoccati abusivamente nel sito alle porte del paese.

Sindaco, dalle informazioni in suo possesso ritiene ci sia l’ombra dell’ecomafia dietro il traffico di rifiuti arrivati fino a Meleti? «Innanzitutto bisogna chiarire una cosa: quello che è successo a Meleti non c’entra niente con gli incendi di Milano. Là era una cosa studiata, prendevano in affitto i capannoni e stoccavano i rifiuti che venivano bruciati invece che smaltiti. Qui il capannone è di un proprietario che non l’ha mai affittato e quando i carabinieri hanno scoperto i rifiuti, ha informato le autorità competenti. Senza contare che ha un impianto fotovoltaico da 2 mega che potrebbe distribuire energia a tutto il paese per tutto l’anno, se non anche ai paesi vicini, per cui è evidente che non ha alcun interesse a far arrivare qui rifiuti per poi essere bruciati. Che poi la matrice sia la stessa…». Le indagini hanno permesso di risalire alla provenienza dei rifiuti dalla Campania e in particolare dalla provincia di Salerno, meglio nota come “Terra dei fuochi”. La camorra aveva messo gli occhi sul capannone di Meleti? «I rifiuti sono stati mappati, visionati e ispezionati e purtroppo provengono da quelle parti, questo è vero, ma le ipotesi sono diverse. Potrebbero essere residui che non sapevano più dove mettere, oppure il capannone vuoto poteva essere una discarica “sentinella” dove hanno provato a mettere un po’ di roba, e se non ci fosse stato nessuno a rilevare, poteva essere incrementata. Ma l’intervento dei carabinieri ha fermato tutto».Che fine faranno adesso i rifiuti? «Fortunatamente si tratta di una quantità modesta e di tessuti, plastica, materiali non pericolosi. La proprietà sta cercando una società certificata per il trasporto all’inceneritore, ma avendone pochi in Italia, sono in lista d’attesa». Nessuno sembra aver visto nemmeno i camion che li hanno scaricati. Meleti ormai da tempo non ha un agente di polizia locale. Come pensate di risolvere il problema? «Quando l’agente di Castelnuovo è andato in pensione purtroppo si è perso un posto in pianta organica, laddove tramite convenzione con Meleti, ma anche con Maccastorna, Cornovecchio e Caselle Landi si sarebbero potuti spalmare i costi, ma anche dove c’è un comando di polizia locale come a Codogno gli organici sono ridotti, per cui è difficile stipulare convenzioni. Ci sono stati anche tavoli col sindaco di Codogno e di Maleo, ma il problema resta. Dal canto nostro l’abbiamo fatto presente in prefettura, che credo debba farsi carico, eventualmente con i carabinieri, di dare un supporto alle piccole comunità come la nostra».
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