L’iniziativa che dà spazio al poliziotto che è dentro di noi

di Caterina Belloni

Chi ha sognato da piccolo di diventare poliziotto o detective alzi la mano. Per ognuno di voi ci sono nuove possibilità all’orizzonte. Basta trasferirsi nel Norfolk, regione costiera nel Sud Est dell’Inghilterra, dove da qualche settimana i civili possono essere assunti dalla polizia per sorvegliare niente meno che… la “scena del crimine”.

Il loro compito è stare intorno al nastro rosso e bianco che delimita i luoghi dove è stato commesso un reato, verificare che qualche estraneo non entri a cambiare la disposizione degli oggetti, controllare che nessuno lasci la zona senza essere autorizzato. Ruoli di primo piano in vista delle indagini, che d’ora in poi saranno assegnati a cittadini volontari dietro compenso di 10 sterline, circa 12 euro all’ora.

Un’iniziativa piuttosto imprevedibile, che nasce a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici. Lo scorso anno, infatti, il Paese ha registrato un record negativo nel settore della sicurezza con solo 122mila operatori attivi. Molti poliziotti sono stati tolti dalle strade e destinati ad altri incarichi o semplicemente tagliati. Così la polizia di Norfolk, che fino allo scorso anno poteva contare su un certo numero di assistenti qualificati incaricati di procedere a questi controlli e al lavoro di allontanamento dei curiosi (ancora più fondamentale ai tempi dei social media), si è trovata in difficoltà. E ha estratto dal cilindro l’idea del contratto a zero ore, cioè a prestazione, con semplici cittadini che si rendono disponibili e vengono chiamati quando è necessario.

Quando hanno diffuso l’annuncio, i vertici del comando di polizia hanno ottenuto risposte significative, con trenta candidature nel giro di pochi giorni e in fondo non c’è da stupirsi. L’incarico è di prestigio, visto che si deve controllare la scena del crimine ma anche tenere a bada il pubblico e interagire con i media.

Un ruolo di primo piano, che appaga l’ego, visto che permette di diventare protagonisti, senza la fatica di fare le indagini, l’ansia di trovare i colpevoli, la preoccupazione di commettere degli errori e magari incolpare chi è innocente. Davvero lo scenario ideale per premiare chi ama essere al centro dell’attenzione.

Nulla di male, in fondo, a parte forse il fatto che questo incarico è delicato e chi lo esegue dovrebbe dare garanzia di equità e correttezza. Principi che non sono stati menzionati come requisiti necessari per i candidati. Nell’annuncio preparato per reclutare questi assistenti la polizia ha indicato che sono preferibili poliziotti o militare in pensione, ma anche altre persone sono ben accette e ha segnalato alcune caratteristiche utili: esperienza nel lavoro con informazioni sensibili, abilità nel risolvere i problemi e nell’affrontare contestazioni e proteste ed effettive capacità a livello comunicativo.

Niente riferimenti a integrità e fedina penale, dunque. Cosa che, nella mia mente coltivata a film e romanzi gialli, fa sorgere un dubbio. E se i “poliziotti aggiunti” fossero in qualche modo legati alla gang che ha compiuto il crimine o fossero, in generale, indifferenti all’idea di morale e di giustizia e più inclini ad ossequiare quella del guadagno? Perché in questo caso, senza una preparazione adeguata e un vincolo ufficiale con le forze del Bene, potrebbero anche decidere di arrotondare le dieci sterline offerte dal Governo, accettando l’offerta di chi ha interesse a inquinare la scena del crimine e chiudendo un occhio o anche due. Inquinare le prove potrebbe diventare decisamente più semplice.

Anche perché, si sa, “la carne è debole” e alle tentazioni - specie sotto forma di monete sonati - è difficile resistere.

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