Una “pietra” per ricordare il “ghisa” eroe della Resistenza
La senatrice Segre e le altre autorità alla posa della “pietra d’inciampo”

Una “pietra d’inciampo” a Milano per ricordare il ludevegino Vacchini

Un cippo in piazza Beccaria ricorda il “ghisa” lodigiano entranto nella Resistenza dopo l’8 settembre 1944 e morto un mese dopo in prigionia

Deportato a Mautahusen, Luigi Vacchini, “ghisa” milanese originario di Lodi Vecchio, morì di stenti nel campo di prigionia di Ebensee un mese dopo, il 1° aprile 1944: aveva 60 anni. Da venerdì il suo nome campeggia nella pavimentazione di piazza Beccaria a Milano, accanto alla storica sede del comando di polizia locale.

A rendergli omaggio una “pietra d’inciampo” che lo annovera tra i trenta nomi scelti quest’anno dal Comitato per ricordare le vittime dei campi di concentramento nazifascisti. Vacchini era entrato nella Resistenza dopo l’8 settembre ed era stato arrestato solo un mese prima della morte. «I deportati come Vacchini, che si opposero al nazifascismo – ha sottolineato Liliana Segre – sono quelli che hanno fatto la scelta, che hanno sentito dentro di sé il dovere e la forza di farlo. Questi sono i veri eroi».

La senatrice Liliana Segre

Entrato nei Vigili urbani di Milano a 23 anni non ancora compiuti, nel 1906, Vacchini guadagna una croce di guerra al valore militare durante la Grande Guerra e sceglie la Resistenza dopo l’8 settembre 1943. La lotta partigiana, per il vigile scelto ludevegino, che a quell’epoca ha 60 anni, si traduce nel raccogliere denaro da destinare alle prime formazioni che a Milano si oppongono in armi al nazismo. Il 1° marzo 1944 viene arrestato dai fascisti della Brigata Muti e torturato, prima di essere consegnato ai tedeschi e deportato, prima a Mauthausen e poi nel campo satellite di Ebensee. Muore qui un mese dopo l’arresto, a 61 anni: si accascia al suolo, mentre scava gallerie nella roccia.

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