Elezioni in Provincia, inammissibile il ricorso Pd. La Lega: «Esclusi per incompetenza»
Lodi, la sede della Provincia

Elezioni in Provincia, inammissibile il ricorso Pd. La Lega: «Esclusi per incompetenza»

Le Lista era stata esclusa dalla competizione per irregolarità formali nell’autenticazione delle firme

Il tribunale amministrativo regionale di Milano ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli esponenti del Partito Democratico contro l’esclusione della lista dei candidati al consiglio provinciale di Lodi che era stata decisa nell’ottobre scorso dall’ufficio elettorale dell’ente. La discussione innanzi ai giudici è avvenuta martedì e stamane è stata depositata la sentenza, cui seguiranno le motivazioni. La lista, così come anche una civica di amministratori pubblici del Basso Lodigiano vicini al centrosinistra, erano state escluse dalla competizione elettorale con il motivo di irregolarità formali nell’autenticazione delle firme.

Le elezioni, di secondo livello con il coinvolgimento quali elettori dei soli amministratori comunali, si erano così svolte con sole due liste di centrodestra, una a sostegno del presidente in carica della Provincia Francesco Passerini (Lega) e l’altra guidata dal sindaco di Borgo San Giovanni Nicola Buonsante.

A presentare ricorso è stata la sola formazione del Pd, precisamente i candidati Giuseppe Russo, Roberto Riboldi e Laura Tagliaferri, assistiti dall’avvocato Luca Lucini di Milano. La Provincia di Lodi si è costituita in giudizio con l’avvocato Raffaella Bordogna di Bergamo, così come i consiglieri Sara Casanova, Enrico Sansotera, Maurizio Villa, Livio Bossi, Giuseppe Corbellini, Alex Dalla Bella, Mauro Salvalaglio e Veronica Emilia Piazzoli, sempre con l’avvocato Bordogna, mentre non si sono costituiti in giudizio i consiglieri Claudio Bariselli e Angelo Madonini. Si è costituito anche Nicola Buonsante, con l’avvocato Claudio Linzola di Milano.

Le motivazioni non sono state ancora depositate. Secondo il legale cui si è affidato il Pd, l’ufficio elettorale della Provincia avrebbe dovuto operare in analogia con quanto per giurisprudenza consolidata dovrebbe avvenire quando si depositano le candidature dei consiglieri comunali: il segretario comunale, che riceve le liste, se riscontra carenze come, in questo caso, riguardo alle autenticazioni delle firme (14 su un totale di 44 nel caso della lista Pd “Uniti per il Lodigiano”, ne sarebbero servite almeno 36 valide), non appone il proprio visto ma restituisce il plico e concede un tempo per integrare la documentazione. A complicare le cose anche il fatto che il funzionario preposto al controllo della completezza della documentazione, al momento del deposito della lista, non avrebbe rilevato la carenza nel numero di firme valide e avrebbe rilasciato una ricevuta in cui si sarebbe dato atto anche che le candidature fossero “firmate e autenticate”. I resistenti al ricorso hanno però obiettato che in questo caso si tratta di elezioni di secondo livello e quindi i candidati dovrebbero già conoscere la materia amministrativa, dato che già sono amministratori pubblici oltre ad ambire a diventarlo in un’ulteriore e più qualificata sede. La terza sezione del Tar però non sarebbe neppure entrata nel merito, bocciando il ricorso già nel vaglio preliminare dell’ammissibilità o meno e optando per il secondo caso.

La decisione dei giudici ha già sollevato le prime reazioni politiche: «I dipendenti hanno svolto regolarmente le loro funzioni, rispettando l’onorabilità dell’ente e la piena assoluta legittimità di questo consiglio e dei consiglieri ai quali auguro buon lavoro, nell’interesse di tutti i lodigiani», dichiara il presidente della Provincia di Lodi Francesco Passerini (Lega). «Anche il Tar ha dato torto al Pd – commenta Claudio Bariselli, segretario provinciale della Lega - dimostrando nuovamente l’insussistenza della sua tesi. Ora avranno di nuovo da che dire o si chiuderanno in un più saggio silenzio? Se la lista del Pd è stata esclusa dalle elezioni provinciali è solo per l’incompetenza dei rappresentanti che dovevano occuparsi della semplice e tradizionale procedura. Siamo all’abc, se ne facciano una ragione». Potrebbe intervenire anche il sindaco di Borgo, Buonsante.

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