Fabbricavano targhette per il mercato dei falsi, tre denunciati

Coinvolti un cittadino di Dresano e una coppia di Peschiera. Vasta indagine della Finanza

Davide Cagnola

Due capannoni a Dresano e Peschiera erano al centro della “filiera” del falso che portava sui banchi degli ambulanti, in spiaggia, nei negozi e on line migliaia di capi di abbigliamento contraffatti.

È culminata con 110 perquisizioni in 24 provincie italiane, 78 persone indagate e 6 tratte in arresto la maxi operazione “San Paolo” della guardia di finanza di Genova, che ha stroncato un’organizzazione transnazionale che operava sull’asse Cina-Senegal-Italia. Nel Sudmilano, quindi sono state individuate tre persone e due aziende. A Dresano è finito nei guai il 61enne F.P., italiano, senza alcun precedente, mentre a Peschiera sono stati denunciati G.A. di 69 anni e A.M. di 65, marito e moglie. 73 complessivamente le persone fisiche denunciate dalla guardia di finanza, più altre 31 invece che al momento sono “ignote” e che devono essere identificate, di cui due in Senegal

Una delle “fabbriche del falso”

A Dresano i militari hanno individuato una piccola fonderia accusata di produrre placche metalliche con i simboli delle principali marche di moda (Kway, Prada, Gucci, Colmar, Moncler e molti altri ancora). Nel primo intervento di circa due anni fa vennero sequestrati 46mila pezzi in tutto e circa 1500 cliché, ovvero gli stampi, mentre martedì scorso, quando è scattato il blitz, il sequestro ha interessato 3500 pezzi e 60 chiché. Da Dresano, dopo la produzione, queste placche venivano portate a Peschiera, in un altro capannone per la rifinitura finale (la cosiddetta galvanizzazione) e la messa in commercio. Queste placche metalliche, come è emerso dall’inchiesta, venivano quindi rivendute a un soggetto senegalese ora residente a Mortara, nel Pavese, che a sua volta li cedeva a due grossisti di Genova, anch’essi senegalesi, che li distribuivano ad altre persone, in Toscana, nel Lazio e in Campania per la “conversione” da capi di abbigliamento neutri in capi di marca contraffatti, che poi inondavano le piazze, le spiagge e i siti di vendita in Internet.

Ma non è tutto. Perché durante l’inchiesta è anche emerso che il gruppo criminale importava direttamente dal Senegal etichette di stoffa prodotte in Cina, trasportate in aereo e nascoste nei bagagli e fatte atterrare agli aeroporti di Malpensa o di Bologna, mentre altre “partite” arrivavano invece dalla Turchia.

Non è la prima volta che nel Lodigiano scatta un’operazione di questo tipo. Negli ultimi anni, tra le altre, si ricordano il sequestro di migliaia di capi taroccati nell’operazione “Cliché” che nel 2016 portò la Guardia di Finanza di Parma a smascherare Guardia di Finanza di Parma. Più recentemente, la scorsa estate, la guardia di finanza di Lodi aveva scoperto un maxi giro di prodotti falsi che aveva il suo “centro informatico” nel Lodigiano. Ben 112mila i cosmetici sequestrati, oltre a 2 automezzi e 4 immobili destinati rispettivamente al trasporto, stoccaggio e vendita dei prodotti falsi per un valore pari a 2 milioni di euro. Otto persone erano state denunciate.

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