Multinazionali, quante incognite: un anno nero per il Lodigiano
Una protesta dei lavoratori dell’Abb di San Martino in Strada: la multinazionale ha traslocato a Dalmine

Multinazionali, quante incognite: un anno nero per il Lodigiano

Abb si trasferisce, Nilfisk chiude e Prysmian applica la solidarietà: la pesante eredità del 2018

Andrea Bagatta

Abb di San Martino chiude i battenti e trasferisce produzioni e personali a Dalmine, Nilfisk di Guardamiglio tira giù le saracinesche e lascia a casa 97 lavoratori, Prysmian di Merlino applica la solidarietà a tutti i 180 dipendenti per evitare 49 esuberi. Il 2018 è stato l’anno nero dei rapporti tra multinazionali presenti sul territorio e Lodigiano, e nel 2019 restano da gestire pesanti eredità.

A San Martino entro il primo trimestre 2019 sarà completato il trasferimento delle produzioni di bassa tensione e dei 64 lavoratori a Dalmine, almeno secondo la tabella di marcia imposta dalla multinazionale. L’accordo chiuso con i sindacati metalmeccanici Fiom Cgil e Fim Cisl è arrivato obtorto collo, con l’azienda che ha riconosciuto solo un bonus economico per la trasferta ai dipendenti (tra una tantum e indennità di gruppo, utile a coprire le maggiori spese per circa un anno).

Anche la Nilfisk di Guardamiglio chiude i cancelli della fabbrica. Dopo aver spostato 12 mesi fa le produzioni di lavasciuga e idropulitrici nella repubblica Ceca con lo scopo di far diventare Guardamiglio centro d’eccellenza delle macchine spazzatrici stradali, a ottobre la multinazionale danese ha comunicato l’uscita da quel settore di mercato. Ai 97 operai e tecnici licenziati, dopo l’accordo con Fiom Cgil e Fim Cisl, sono stati riconosciuti 12 mesi di cassa integrazione con bonus economici d’uscita e percorsi di ricollocazione gestiti da aziende specializzate e con agevolazioni tributarie per i nuovi datori di lavoro. Inoltre, sono stati offerti una ventina di posti in altre fabbriche del gruppo, e una decina di prepensionamenti.

Per la multinazionale italiana Prysmian di Merlino, ex Pirelli Cavi, la crisi è partita da lontano. Dopo la cassa integrazione avviata a inizio anno, a novembre l’azienda puntava ad aprire una procedura di mobilità per 49 persone sulle 180 occupate. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sono riuscite ad ammortizzare la crisi raggiungendo un’intesa per l’apertura di un anno di contratto di solidarietà per tutti i lavoratori, con la contestuale apertura di una mobilità volontaria incentivata e la possibilità di sette posti di lavoro in altre aziende del gruppo. Il problema degli esuberi, dunque, sarà valutato ed eventualmente affrontato a partire dal prossimo autunno.

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