Il ricordo di mamma Teresa, un dono per il day hospital

Il ricordo di mamma Teresa, un dono per il day hospital

Il marito e la figlia della 44enne scomparsa lo scorso giugno all’iniziativa in favore della struttura lodigiana

Sulla poltrona che porta il nome della sua mamma, scomparsa il 6 giugno scorso a soli 44 anni per un tumore c’è un orso gigante color panna. Ha un palloncino attaccato, con la scritta “Tere”, e ha sacco di iuta tra le zampe con i regali che il personale del day hospital oncologico dell’ospedale Maggiore di Lodi ha preparato per lei, perché anche la sua Santa Lucia sia gioia e magia.. Gli occhi di Camilla, figlia della compianta Teresa Oliva, si illuminano. Perché la poesia, l’amore e la solidarietà riempiono l’aria, e scaldano il cuore, nella memoria che guarda sia al passato che al futuro, nel ricordo di una persona speciale.

La cerimonia nel nome di Teresa ha infatti un valore sia simbolico che pratico. Perché è dall’amore per la giovane mamma di Montanaso Lombardo sono arrivati al reparto una poltrona “Zoe2” per trattamenti oncologici e una bilancia pesa persone digitale. I fondi sono stati raccolti in una catena di solidarietà animata da 440 persone che lo scorso 6 ottobre hanno corso in lungo e in largo per il paese, nei luoghi cari alla giovane mamma e nel giorno del suo compleanno, per la maratona non competitiva “Color Run tra cielo e terra - buon compleanno Tere”. E che ora sono arrivati al “traguardo” di un gesto che tiene vivo il ricordo della sfortunata mamma, grazie alla quale altri potranno stare meglio.

«È un’emozione piena di felicità la mia, perché finalmente oggi si concretizza il sogno iniziato a fine giugno quando si è cominciato a organizzare l’evento benefico - spiega in lacrime Antonella Zagaria, amica di sempre di mamma Teresa e presente alla cerimonia assieme a Camilla, al papà Mirco Minoia, al parroco di Montanaso don Stefano Maria Grecchi, a Pietro Chiarelli del Gruppo podistico San Bernardo e Carla Allegri dell’Alao -. A Teresa, donna e mamma forte e combattente, sorridente fino alla fine, voglio dire: “Tere, ce l’abbiamo fatta”». Senza dimenticare come qualche volta, come sottolinea il dottor Luciano Fugazza, direttore di Dipartimento , «da un dramma incalcolabile nasce qualcosa di bello che prosegue nel tempo».

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