La necessità di riflettere su salute mentale e fine vita

di Giovanna Pasqualin Traversa

Capacità di convergere su progetti condivisi. Questa la parola d’ordine rilanciata oggi da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, all’indomani del convegno nazionale “Chiesa italiana e salute mentale 2” e in occasione dell’Assemblea generale d’autunno dell’ Aris

(Associazione religiosa istituti sociosanitari) che si è aperta a Roma. Il sacerdote mette in luce i temi “caldi” e traccia prospettive e linee di lavoro dei prossimi mesi. «Non ci devono essere concorrenze nell’azione pastorale ma dobbiamo essere capaci di convergere su alcuni progetti comuni. Il verbo che consegno è ‘convergere’, di cui Accolti.it è piena espressione».

Don Angelelli richiama l’Open day dello scorso 13 ottobre al quale hanno partecipato 128 strutture, «dando visibilità a un sistema e ad una rete cattolica di sostegno presente in Italia». Con l’iniziativa, spiega, abbiamo voluto depotenziare il progetto che vorrebbe affermare che tutte le strutture che accolgono disabili siano segreganti. Accolti.it è certamente un prototipo che pensiamo di ripetere e potenziare ulteriormente». Il sacerdote annuncia che l’anno prossimo convocherà questi 128 istituti per progettare insieme un percorso e sottolinea l’importanza di avere anticipato «una possibile azione di attacco alle nostre strutture». «Una delle ragioni per cui ci troviamo in difficoltà a livello politico e mediatico – fa notare – è perché la Chiesa a volte ha fatto una comunicazione di difesa ma poco di prevenzione dei rischi. Per questo abbiamo pensato ad una proposta culturale per far emergere il bello e il buono che si annida nelle nostre realtà». Oltre al Tavolo sulla salute mentale che riunisce una dozzina tra i più autorevoli psichiatri italiani, presso l’Ufficio Cei è stato avviato anche un Tavolo degli hospice cattolici al quale «sono convenuti 21 realtà, 18 al nord e 3 al sud con un calendario che prevede incontri mensili». All’attenzione dell’Ufficio anche il fine vita, tema sul quale, annuncia il direttore, “è in avanzata fase di stesura un documento della Cei che vuole leggere la questione in maniera positiva, dando forza e sostegno alla vita sul fondamento della dottrina cattolica. Non è un documento contro nessuno, è un documento propositivo.

Con questa logica la Commissione carità e salute ne ha già stilato il sommario” Angelelli ne auspica l’uscita entro i primi mesi 2019. «Una legge chiara è sempre meglio di una legge pasticciata e malscritta come l’attuale – spiega -. Vorrei che questa documento pastorale uscisse in tempi brevi per confrontarci tutti con un testo chiaro prima dell’eventuale discussione di una legge sull’eutanasia attiva». E sempre con riferimento al fine vita, annuncia per metà dicembre la firma di un manifesto interreligioso per il morente tra Cei, diocesi di Roma e Tavolo interreligioso di Roma con una ventina di referenti di comunità di fede presenti sul territorio. «Il processo di fine vita – chiosa – non è una questione cattolica ma una questione culturale e religiosa in senso ampio».

«Siamo stati inoltre sollecitati ad occuparci anche della vita nascente. Lo faremo l’anno prossimo”, annuncia ancora riflettendo sullo stile di un certo tipo di “comunicazione forte che sortisce effetto immediato ma nel medio periodo genera rifiuto, dunque corre il rischio di essere scarsamente efficace». Preferibile una comunicazione “pacata” che crei “un’attenzione meno eclatante ma più fondata”.

Ulteriore tema “caldo” la tutela dei minori. «Ogni giorno – osserva – associazioni come Meter denunciano siti pedopornografici, e non lo dice nessuno. Non emerge la comunicazione su quanto si fa e si realizza nella Chiesa». Per questo nel primo trimestre del prossimo anno Angelelli convocherà un incontro sulla comunicazione in sanità per avviare una proposta di riflessione su una comunicazione qualificata. Quindi il capitolo formazione sul quale l’Ufficio Cei sta portando avanti un Piano integrato. Spiega ancora Angelelli: «C’è una grande offerta formativa, anche di qualità, ma completamente disorganica. Stiamo pensando a due ambiti: pastorale e professionale». Nel primo sono stati individuati sette profili: volontari, ministri della comunione, diaconi, cappellani, direttori diocesani e regionali, vescovi; in ambito professionale i destinatari sono gli appartenenti alle professioni infermieristiche, medici, amministratori e amministrativi.

«Non è opportuno – scandisce – ci siano persone con ruoli pastorali che entrano nelle nostre strutture senza alcuna competenza. Tra qualche settimana presenteremo il piano e contatteremo chi fa offerta formativa».

Di fronte all’attuale mancanza di sacerdoti per l’assistenza spirituale nei luoghi di cura, il direttore della Pastorale della salute spiega che «lo step successivo è il diacono che ha una funzione ministeriale. Stiamo lavorando molto sulla loro presenza in questi luoghi». Infine l’annuncio del prossimo convegno nazionale a Caserta a maggio 2019.

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