«Per “bigiare” l’interrogazione diventai un donatore»
Sopra, una foto di gruppo dei potenziali donatori Admo presenti alla serata

«Per “bigiare” l’interrogazione diventai un donatore»

Le esperienze e i racconti dei lodigiani dell’Admo

«Il giorno dopo mi sarei dovuto sposare, erano le 17.20. Ricordo ogni istante di quel giorno. Il telefono squillava, risposi e mi dissero che avevano trovato un donatore per me: il regalo più bello che potessi ricevere». Con queste parole, Davide Santini, vicepresidente di Admo Lombardia, nella serata di mercoledì ha calamitato l’attenzione della platea. Un pubblico particolare, composto da volontari e da sostenitori dell’Associazione dei donatori di midollo osseo. 

Davide ha voluto condividere con i presenti la sua storia, dalla prima esperienza come donatore di sangue al trapianto ricevuto poco più di 5 anni fa: «A 18 anni per saltare l’interrogazione a scuola diventai donatore di sangue: mi sentii bene al pensiero di aver salvato la vita a qualcuno, tanto da continuare a farlo».
Poi gli anni passarono, finché nel 2013 mi sospesero, a causa dei globuli bianchi nel sangue troppo bassi». Il febbraio dello stesso anno un’influenza lo costringe al ricovero, portandolo ad indagare più approfonditamente, per poi ricevere la terrificante notizia: la “fabbrica” dei globuli bianchi non funziona bene, c’è bisogno di un donatore.

Ma testimonianze sono giunte anche dall’altro “fronte”, quello di colui che dona, con Caterina intervenuta per lanciare un messaggio: «Donare cambia la vita, in meglio, e lo rifarei milioni di volte». Iscrittasi nel 2012 ad Admo per aiutare la madre di un’amica ammalata, ma con cui non vi era compatibilità, Caterina è stata chiamata nel 2015, salvando così una vita.


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