Centro islamico, processo e ipotesi di abuso edilizio
Il centro culturale islamico di via Crema, zona Lever

Ipotesi di abuso edilizio, il processo al Centro Islamico entra nel vivo

Sotto accusa la destinazione urbanistica «incompatibile» dell’edificio di via Crema a Casalpusterlengo

Nel settembre del 2016, l’assessore all’urbanistica del Comune di Casale, Alberto Labbadini aveva comunicato al consiglio comunale che era stato fatto un esposto alla procura della Repubblica, da parte della polizia locale, e che erano in corso verifiche amministrative dell’ufficio tecnico sul centro culturale di via Crema a Casalpusterlengo. Ora quella vicenda è diventata un processo, che sta entrando nel suo vivo e che vede il marocchino Ghenji Abdellatif, che all’epoca dei fatti era presidente dell’associazione islamica che ha edificato il centro, accusato di aver eseguito interventi «in assenza di permesso di costruire in totale difformità o con variazioni essenziali».
Finora non ci sarebbe la “pistola fumante”, cioè persone colte in atteggiamento di preghiera. Un aspetto emerso soltanto attraverso articoli di stampa.

Sullo sfondo, la pianificazione urbanistica di Casalpusterlengo che prevede per quell’area, vicino alla ferrovia, in zona Lever, solo “impianti tecnologici”. Eppure risulta che il centro culturale fosse pienamente insediato in via Crema già dall’autunno del 2013.

«Ma non ci sono mai state ordinanze di demolizione», puntualizza l’avvocato Luca Bauccio di Milano, che difende l’ex presidente dell’associazione culturale. «A mio avviso non emergerà alcun illecito edilizio, la destinazione d’uso è un aspetto amministrativo, che non riguarda la sede penale».

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