Si è aperto il processo per l’omicidio della badante di Miradolo
La prima udienza, questa mattina a Milano

Si è aperto il processo per l’omicidio della badante di Miradolo

Fratelli e sorelle di Dea, la 40enne uccisa nel 2016, si sono costituiti parte civile

Una decina dei 12 tra fratelli e sorelle di Dea, la badante albanese di 40 anni di Miradolo Terme trovata uccisa a inizio giugno del 2016 nel Po, si sono costituiti parte civile nel processo che si è aperto questa mattina in corte d’assise a Milano e che vede imputato l’allora convivente Franco Vignati, 64 anni, di Chignolo Po. L’uomo, dal carcere, continua a professarsi innocente e ha preferito non partecipare alla prima udienza. Primi testimoni in aula il 3 ottobre.

La corte, prima sezione, ha subito disposto la trascrizione a cura di un perito della settantina di intercettazioni, telefoniche e ambientali, depositate dal pm di Lodi Emma Vittorio, e sarà sentito in aula anche il perito informatico che ha analizzato il cellulare dell’imputato. Introvabile invece quello della vittima, così come le modalità brutali dell’omicidio, un colpo a bruciapelo alla nuca, hanno fatto sì che andasse disperso anche il proiettile, che potrebbe essere la prova regina dell’eventuale colpevolezza, o meno.

Nonostante i numerosi sospetti e la molteplicità di indizi infatti al momento mancano ancora alcune certezze nella ricostruzione del delitto: il luogo e l’orario precisi del femminicidio, collocato sulla base delle celle telefoniche in una zona arginale del Po a Ospedaletto Lodigiano nella giornata del 30 maggio, e l’arma del delitto.

Vignati, ex assessore alla cultura del Comune di Chignolo, disponeva però legittimamente di una pistola calibro 7.65 e secondo una testimonianza proprio quella mattina l’avrebbe portata fuori di casa con una motivazione che poi però non avrebbe trovato riscontri. I particolari sull’edizione del 13 settembre de Il Cittadino di Lodi in edicola.

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