Verso la fusione con Colturano: è nato un comitato che dice “no”
I promotori Catia Ghiringhelli, Vincenzo Guzzaloni e Serena Oca

Fusione tra Vizzolo e Colturano: nasce il comitato per il “no”

A un mese dal referendum in programma il 30 settembre, si costituisce ufficialmente il gruppo contrario all’accorpamento dei due comuni

Manca un mese al referendum di domenica 30 settembre per la fusione con il Comune di Colturano, e a Vizzolo si costituisce ufficialmente il comitato per il no: «Una strada senza ritorno, abbiamo tutto da perdere». Composto dalla referente Catia Ghiringhelli con Serena Oca, Vincenzo Guzzaloni ed Enrico Gatti, l’organismo ha incassato il sostegno dei consiglieri comunali Daniele Finotti, Luigi Fusto e Massimiliano Dal Bello: il primo siede tra i banchi dell’opposizione tra le file di Forza Italia, mentre il socialista Fusto e il comunista Dal Bello fanno parte di Vizzolo bene comune, formazione che sostiene la maggioranza guidata dal sindaco Mario Mazza.

Massimiliano Dal Bello e Daniele Finotti

Il cammino verso la fusione, scandito prima dal via libera al referendum approvato dai due Comuni e poi dalla campagna del Comitato per il “sì”, potrebbe insomma essere meno semplice del previsto. Anche perché il fronte del no, annunciando una serie di iniziative, non manca di argomenti a suo supporto, a partire da quello economico: «Aumentando le dimensioni del territorio, sarebbero sicuri i maggiori costi. Pensiamo in particolare alla manutenzione di immobili, strade e parchi, ma anche ai trasporti che dovrebbero essere introdotti per collegare Vizzolo a Colturano, i cui centri abitati distano quasi tre chilometri l’uno dall’altro. Logico dunque supporre un incremento della tassazione, a cui si potrebbe accompagnare il taglio di servizi basilari, quali ad esempio l’ufficio postale e la scuola elementare».

Non solo. Secondo i membri del comitato del no, «essendo situato interamente nel Parco Sud Milano, tutto il territorio è soggetto a una serie di vincoli che ne rendono di fatto impossibile il ricongiungimento: in caso di fusione, insomma, uno dei due Comuni diventerebbe giocoforza la frazione dell’altro. Oltre alla perdita di identità, territorio e autonomia amministrativa, anche la toponomastica dovrebbe essere completamente rivista». Uno scenario diametralmente opposto a quello sostenuto dai promotori della fusione. E che a meno di un mese dal voto potrebbe rimescolare le carte in tavola sul futuro dei due Comuni.

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