Due le persone contagiate dalla West Nile in un paio di mesi
Due i casi di febbre del Nilo accertati nel Lodigiano, a luglio e agosto

Allarme West Nile: due le persone contagiate in un paio di mesi

La febbre del nilo colpisce nel Lodigiano. I parenti dell’anziano agricoltore: «Abbiamo avuto paura, non trascurate i sintomi»

Due casi di febbre del Nilo nel Lodigiano in due mesi. Un uomo di Bruzzelle, frazione di Caselle Landi di quasi 83 anni e una donna di 52 sono stati colpiti dalla West Nile, la malattia che in Veneto, questa estate, ha già causato 4 morti. L’uomo è stato salvato in extremis: dopo il trasferimento in terapia intensiva, ora è ricoverato in neurologia e sta meglio. La donna, invece, è stata fortunatamente colpita in forma lieve ed è stata trasferita nel reparto santangiolino di malattie infettive. Quello della West Nile è un virus che viene trasmesso con la puntura della zanzara Culex tipica della pianura padana. In determinate condizioni il virus trasmesso può essere anche letale.

La figlia dell’uomo, di professione agricoltore, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: «L’11 agosto - racconta -, abbiamo portato mio papà in pronto soccorso, a Codogno, stava male da qualche giorno, ma lui è un testone. È rimasto tutta la notte in osservazione, la mattina dopo è stato dimesso. Il 13 però stava di nuovo male ed è stato portato di nuovo in pronto soccorso, a Codogno. A quel punto è stato trasferito al pronto soccorso di Lodi e ricoverato in terapia intensiva, in isolamento. per due giorni. I medici temevano si trattasse di una meningite». L’esito della rachicentesi, invece, venerdì, parlava chiaro: meningo encefalite da West Nile. «Mio papà è tornato a casa la sera dopo un giorno di lavoro nei campi - racconta la figlia -, non si sentiva tanto bene. Questo malessere poi si è trasformato in febbre superiore ai 39 gradi. Tremava, non riusciva a camminare e delirava. Abbiamo davvero avuto paura di perderlo. In pronto soccorso, a Codogno, sono stati molto bravi. Il consiglio che do agli altri è di non sottovalutare i sintomi, si rischia la morte».

L’Ats, da anni, effettua, nel territorio, da giugno a settembre, la campagna di monitoraggio delle zanzare. Fino al mese di luglio tutti i campioni prelevati sono risultati negativi. Nel Lodigiano, nel corso della stagione sono stati segnalati solo questi due casi. Non vi è stato, invece, alcun decesso. «L’Ats - spiega l’ex Asl in una nota - ha inviato a tutti i sindaci la circolare regionale che conferma anche per il 2018, la necessità di disporre un sistema di sorveglianza capace di identificare l’eventuale insorgenza di focolai e quella di intensificare la strategia comunicativa per il contenimento delle zanzare. I Comuni sono stati invitati a mettere in atto azioni incisive di prevenzione».

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