Il reportage
Sotto il ponte della tangenziale a Lodi cresce la “città dei disperati”

L’“altra” Lodi, una città di disperati

Il viaggio del nostro giornalista sotto la tangenziale, rifugio di senzatetto ed emarginati

Matteo Brunello

Panni stesi al sole e pareti annerite dai falò. Sotto il ponte della tangenziale a Lodi crescono a vista d’occhio i giacigli di materassi e coperte, dove vivono decine di senzatetto, in prevalenza africani. Una situazione di degrado che lascia senza parole, tra rifiuti abbandonati e soluzioni di fortuna, come dimostrano le fotografie scattate ieri. La “cittadella dei disperati” dunque si amplia giorno dopo giorno. Per raggiungerla basta imboccare il sentiero dall’Isolabella, lasciarsi alle spalle la città e camminare costeggiando l’Adda per poche decine di metri.

La passerella ciclopedonale è adesso interamente occupata dai giacigli di fortuna. Nessuno riesce più a passare, tra cataste di biciclette rotte, pentolame vario e oggetti personali. Ci sono dei legni bruciati, vicino alle corde dove sono stesi i panni al vento. All’ombra del ponte, tra il verde e le sponde dell’Adda, le arcate si sono trasformate in una discarica. A prima vista si notano bottiglie di plastica, lattine e rifiuti ingombranti. In questo contesto infernale la vita quotidiana non si ferma. Alcuni stranieri si preparano il pranzo, un piatto freddo in un tegame. La tensione, all’arrivo di giornalista e fotografo, è palpabile.

La situazione è nota da almeno un paio d’anni, sebbene il problema abbia raggiunto dimensioni preoccupati soprattutto nel 2018. Il mese scorso era scattato l’allarme sicurezza: erano intervenute infatti le forze dell’ordine per sedare una rissa. Uomini della polizia e della guardia di finanza erano arrivati dai due lati della pista ciclabile e avevano impedito che qualcuno si sottraesse all’identificazione. Una volta riportata la situazione alla calma, erano state raccolte testimonianze per risalire ai responsabili della rissa e alcune persone erano state identificate. A pochi mesi dal suo insediamento il sindaco Sara Casanova aveva dichiarato di voler portare il caso di fronte al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. La riunione - hanno però informato ieri dal municipio - non si è ancora tenuta. Un eventuale sgombero dovrebbe essere concordato con la prefettura.

I giovani che hanno trovato casa sotto il ponte rappresentano un’evidente emergenza sociale per Lodi. La Caritas nelle scorse settimane aveva chiesto di non dimenticare il destino di queste persone. Molti di questi giovani ricevono aiuto unicamente dai centri d’ascolto e dalla mensa diocesana. Proprio la mensa dei poveri serve 25 mila pasti all’anno. Nel centro diurno “Incroci”, invece, 32 persone al giorno in media fanno colazione, più di 300 si servono della lavanderia, sempre una trentina sono i ragazzi che una volta alla settimana si fanno aiutare dagli operatori per redigere il proprio curriculum e cercare un posto di lavoro. A questi servizi si aggiungono i dormitori pubblici.

Tutto questo però non basta: molte persone non vengono intercettate dai servizi sociali comunali e dalle realtà diocesane, rimanendo dunque ai margini della comunità lodigiana. La “cittadella dei disperati” sotto il ponte della tangenziale rimane una ferita aperta per la città. E i suoi abitanti, silenziosamente, crescono giorno dopo giorno.

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