Università, ricercatori all’opera per prevenire il tumore nei cani
Da sinistra i dottori Stefanello e Ferrari fra i nuovi macchinari della facoltà di Veterinaria

Università, i ricercatori al lavoro per prevenire il tumore nei cani

L’obiettivo è trovare le cellule quando sono ancora piccole

La notizia non potrà che fare piacere a tutti i proprietari di cani. All’università, dove si sta trasferendo tutta la facoltà di Veterinaria della Statale di Milano, un équipe è al lavoro con un solo obiettivo: scoprire il prima possibile il tumore negli amici a quattro zampe e capire immediatamente come procedere. Come è possibile? Grazie alla ricerca, naturalmente, ma anche grazie alla tecnologia a disposizione e agli investimenti fatti per acquistarla.
Negli ambulatori dell’ospedale dedicato ai piccoli animali - una struttura inaugurata la scorsa settimana e aperta alla cittadinanza -, abbiamo incontrato il professor Damiano Stefanello e la dottoressa Roberta Ferrari, che si stanno occupando del progetto insieme ai professori Davide Zani, Valeria Grieco, Mario Cagnatti e Chiara Giudice.

La sala di rianimazione

La rivoluzione, precisa Stefanello, consiste nel fatto che la terapia di un tempo era la chirurgia, mentre oggi ci sono anche la chemioterapia e la radioterapia, un cambio epocale anche per le competenze del veterinario. Ma si sta lavorano anche nel campo della diagnosi: «La medicina veterinaria - continua l’esperto - ha ereditato l’esperienza di quella umana, per esempio con la ricerca del linfonodo sentinella. Per eseguire questa analisi è necessario un reparto di scintigrafia, che a Lodi esiste, con macchinari in grado di elaborare una scansione e con una sonda radiochirurgica in grado di capire dove si trova il materiale radioattivo iniettato».

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