Se si andrà di nuovo a votare non cambierà nulla, o quasi

di Francesco Zanotti

Scenari politici impensabili. Questo abbiamo davanti. Questo stanno constatando i cittadini. Le formazioni politiche, con i rapporti di forza del tutto diversi rispetto alla legislatura precedente, non appaiono in grado di esprimere una maggioranza capace di sostenere un esecutivo. Questo emerge con evidenza dopo l’ultimo giro di consultazioni.

Il presidente della Repubblica ha tentato tutte le strade possibili, avendo ben presenti i partiti schierati in Parlamento. Ha provato con il centro destra. Ha convocato i 5 Stelle. Al momento non sembra possibile costituire un governo in grado di raccogliere una maggioranza.

Che fare in una situazione simile? Una seconda chiamata alle urne nel giro di pochi mesi non si è mai verificata nella storia repubblicana. Al momento possiamo dire che non sarebbe neppure auspicabile. O meglio, i cittadini sarebbero in grado di comprenderne la portata? Capirebbero le ragioni per le quali si rende necessaria una nuova consultazione elettorale se quella del 4 marzo non è stata capace di evidenziare coalizioni praticabili?

I dubbi rimangono tutti. Anche perché andando al voto con questa legge con ogni probabilità si potrebbero ripresentare gli stessi problemi che non si è in grado di affrontare oggi. Votare a luglio per chi sarebbe un vantaggio? Forse gli elettori di Di Maio e soci non amano le coste italiane? Oppure i seguaci di Salvini sapranno rinunciare per una domenica ai sentieri dolomitici? Le incertezze ci sono e sono forti.

Assunti certi incarichi, bisognerebbe farli seguire da atteggiamenti responsabili, in linea e in proporzione con quanto richiesto dal ruolo, dalla fiducia domandata e ottenuta dagli elettori. Altrimenti perché eleggere dei rappresentanti se poi non si mettono di buona lena per smussare angoli, trovare strade, provare soluzioni, smettere di litigare come se si fosse sempre in campagna elettorale?

Il ricorso allo scioglimento delle Camere, ha scritto il costituzionalista Marco Olivetti in prima pagina su Avvenire di domenica 6 maggio, «va guardato con estrema cautela. Quando le nuove elezioni sono molto vicine a quelle precedenti, vi è il rischio che un secondo voto produca un risultato eguale o molto simile al primo, sicché occorre chiedersi se in questo caso non gravi sulle forze politiche un dovere rinforzato di leale collaborazione, un compito di ricercare soluzioni, anche imperfette, per consentire alle istituzioni rappresentative di funzionare».

Ecco il nocciolo: la rappresentanza, da spendere non come una minaccia, ma con responsabilità. In nome e per conto dei cittadini che l’hanno assegnata.

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