Violenze all’ospedale di Lodi, Rossi è «preoccupato»
Il pronto soccorso di Lodi

Violenze all’ospedale di Lodi, Rossi è «preoccupato»

Il direttore generale dell’Asst dopo l’allarme: «È un problema sociale»

«Abbiamo un problema sociale grosso». Il direttore generale dell’Asst di Lodi, Giuseppe Rossi, non nasconde la testa sotto la sabbia dopo l’allarme sulle violenze e le aggressioni al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Lodi. E dicendosi «preoccupato» riconosce che «un supporto sotto il profilo dell’ordine pubblico ci vuole».

Il direttore generale dell’Asst di Lodi, Giuseppe Rossi

In attesa dei dati ufficiali, dalla fine del 2017 a oggi l’intervento delle volanti della questura si è reso in realtà meno necessario. E dalla fine di gennaio le guardie giurate in corsia sono cresciute da 2 a 3, ma solo nelle ore notturne, quando il problema della sicurezza è più sentito, anche se «un servizio come l’ospedale non può prevedere la vigilanza h 24», come rileva il responsabile dell’ufficio tecnico, Maurizio Bracchi. Così, per quanto anche l’eliminazione del vetro che separava operatori e pazienti del triage abbia contribuito a far diminuire i contrasti, i casi di tensione non mancano, tra urla e minacce, come il caso di quel padre che ha simulato il possesso di una pistola in tasca per chiedere il ricovero della figlia.

L’atmosfera insomma non è delle più serene. E Rossi torna a chiedere misure che rasserenino il clima all’interno del Maggiore: «Il disagio si avverte nelle corsie, nel bar, ovunque, si tocca con mano - è l’analisi del manager -. Non è il disagio che fa paura, ma sono le persone che in condizioni di disagio perdono il controllo. Sono d’accordo anch’io con il primario del pronto soccorso Stefano Paglia che l’ospedale non deve essere blindato. Delle misure per arginare il problema però devono essere individuate. La situazione è diversa dal passato, serve un cambiamento».

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