Paullese-Binasca, l’asse del “racket”
Nella foto, controllo sulle lucciole lungo la Paullese: i numeri restano alti

Paullese-Binasca, l’asse del “racket”

Lungo l’ex statale 415 sono almeno 20 le lucciole: sempre più arduo contenere il fenomeno

Emiliano Cuti

Di sera si notano dei fuocherelli accesi alla bell’e meglio lungo la Paullese. Di giorno lo sguardo incrocia sedie d’ufficio e ombrelloni che forse hanno poca attinenza con il rigido inverno. Lungo la Paullese un esercito di lucciole, sempre più gremito, che presidiano ognuna la propria postazione, a volte in coppia, altre in gruppo. Venti prostitute in meno di 14 chilometri di strada, da Spino a Mediglia, quasi sempre presenti di sera. Una presenza costante, probabilmente ineliminabile, ma forse contenibile.

Eppure lungo la Paullese, i Comuni hanno rinunciato a dotarsi dell’ordinanza contro la prostituzione. Non ci sono più nemmeno progetti di recupero, un tempo svolti dai Padri Somaschi con l’opera “Segnavia”. L’ultimo ad aderire, sei anni fa era stato Spino. Oggi Spino, primo a dotarsi dell’ordinanza antiprostituzione, come Zelo non l’ha rinnovata. Paullo non ce l’ha mai avuta. L’eccezione è Mediglia che il provvedimento, mai scaduto, ancora lo applica con la doppia sanzione di 500 euro (in forma ridotta scende a 160 euro, se pagata subito): viene, infatti, punita anche la “lucciola” e non solo il “cliente” come il resto dei Comuni che si affacciano sull’ex statale 415 avevano previsto.

Questione non prettamente formale, ma sostanziale. Se il cliente, anche semplicemente per non vedersi inviare la multa a casa, era propenso a pagare la multa, la prostituta è spesso irrintracciabile (senza domicilio fisso, a volte fittizio) o comunque poco propensa a rispondere al verbale. E poi c’è l’aspetto “legale”: se è già discutibile la sanzione applicata al cliente (molte vengono annullate), diventa difficilmente giustificabile quella imposta alle signorine che occupano le strade (d’altronde la prostituzione non costituisce un reato).

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