La Banca d’Italia non fu un mastino da guardia

di Nicola Salvagnin

Come stanno le banche italiane dopo anni di pianti e stridor di denti? Parafrasando un tormentone musicale di qualche mese fa: bene ma non benissimo. Unicredit è ripartita di slancio dopo un maxi-aumento di capitale; Intesa San Paolo ha incorporato le due banche venete semi-fallite (Popolare Vicenza e Veneto Banca) e sta cercando di rilanciarle; il Montepaschi di Siena è stato in pratica nazionalizzato. Altre realtà minori in difficoltà o hanno chiuso i battenti o stanno ripartendo.

Esistono ancora forti criticità soprattutto per il principale istituto ligure (Carige) e pugliese (Popolare di Bari). Non sono due banche “sistemiche”, di quelle cioè che se tremano loro, trema l’intero Paese. Ma sono assai importanti per i territori sui quali insistono, che hanno economie fragili e che necessitano di un sistema bancario efficace ed efficiente.

Più in generale, due considerazioni: stanno diminuendo quei crediti inesigibili che sembravano zavorrare mortalmente il sistema bancario nazionale. La ripresa dell’economia, poi, favorirà il miglioramento della situazione. E, in secondo luogo, c’è ormai da registrare la quasi scomparsa di istituti di credito sorti e sviluppatisi nel Mezzogiorno. Se le banche sono frutto di un territorio, questa zona d’Italia sta diventando sterile. La situazione insomma sta migliorando, ma rimane in piedi la questione di chi abbia fatto che cosa. Cioè di chi e quali siano le responsabilità che hanno portato, in un decennio abbondante, il sistema bancario al limite del baratro. In realtà le cronache giornalistiche riportano con una certa precisione – anche se con qualche ritardo – i nomi dei principali responsabili con le presunte malefatte. E ne emerge uno spaccato di istituti e di bancari che elargivano credito facile ed abbondante agli amici degli amici, con gestioni allegre e disinvolte. La questione è un’altra, ora. Qualcuno pagherà? O rimane in vigore l’articolo numero uno del codice penale riservato a manager e presidenti? Quello che recita: chi ha dato ha dato; chi ha avuto, pure. Pertanto scurdammoce ‘o passato. Perché, nonostante una tardiva quanto inutile commissione parlamentare d’inchiesta, è chiaro che la politica era distratta (nel migliore dei casi); la Banca d’Italia non proprio un mastino da guardia; i vari enti di vigilanza, assai poco vigilanti. E questo per quanto riguarda il lato dei controlli. Quanto a quello delle responsabilità penali, si sta confermando il fatto che è molto più facile che finisca in galera chi ruba al supermercato, piuttosto che chi ruba il supermercato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA