Sant’Angelo, tornano i cartelli in dialetto “della discordia”

Sant’Angelo, tornano i cartelli in dialetto “della discordia”

Rossella Mungiello

Appaiono, scompaiono e riappaiono di nuovo. Ma no, non è un gioco di prestigio. Quanto piuttosto un’antica diatriba, con 14 anni di storia alle spalle. Tornano a Sant’Angelo i cartelli in dialetto, indicazioni turistiche dove la città è denominata “Sant’Angel” , seguita dalla dicitura “terra barasina” e dall’elenco dei principali monumenti, dalla Casa natale di madre Cabrini al castello Bolognini, dalle mura spagnole alla basilica. Una vera e propria guerra di principio, quella che, negli anni, ha toccato i cartelli, posati per la prima volta nel 2003 - coalizione Lega Nord-Forza Italia, Giuseppe Carlin sindaco, tra gli assessori lo stesso Maurizio Villa e Cristiano Devecchi - e tolti, poco dopo l’insediamento del 2007, dal neo sindaco di allora, Domenico Crespi. Che disse “no” alla scritta in dialetto per indicare la città - seppure sia stato lo stesso Crespi a proporre nel 2010 di portare il dialetto nelle scuole - e fece sparire i cartelli, messi prematuramente in pensione nel magazzino comunale. L’ultimo capitolo delle querelle è andato in scena nei giorni scorsi, quando i cartelli sono riapparsi di nuovo in città, in tre punti strategici, uno all’altezza dell’ingresso in città dalla provinciale 235 a Maiano, uno in zona ospedale e l’altro tra via Cavour e viale Zara. «I cartelli mettono in evidenza principi come quello dell’autonomia, del valore delle tradizioni locali, che qualche tempo fa potevano essere visti come indipendentisti e che oggi stanno avendo molto seguito a livello nazionale e lombardo - spiega il sindaco Villa - : i cartelli valorizzano la città e permettono anche di dare indicazioni al turista sulle bellezze del territorio». Soddisfatti del “ritorno” a casa dei cartelli, sia Cristiano Devecchi, ex assessore ai tempi della posa, sia Giuseppe Carlin, sindaco di allora. «Era un momento in cui si voleva rivendicare la territorialità, le tradizioni locali e il dialetto, ma chi è venuto dopo di noi li ha tolti senza motivo - sottolinea Carlin - : io dico che un sano campanilismo per un borgo come Sant’Angelo non può che essere positivo». Per Cristiano Devecchi, la rimozione dei cartelli fu «una cattiveria gratuita e ingiustificata: benissimo ha fatto l’amministrazione a rimetterli. Avevo pensato di fare una richiesta in tal senso, ma sono felice che il sindaco Villa ci sia arrivato ancora prima di qualsiasi richiesta». Nessuna «cattiveria» secondo l’ex primo cittadino Domenico Crespi. «Siamo in Italia, parliamo in italiano e anche le indicazioni toponomastiche dovrebbero essere in italiano - argomenta Crespi - e lo dice chi ha proposto di far insegnare il dialetto a scuola e che è quindi consapevole dell’importanza della lingua locale. Li abbiamo tolti per questo, ma con rispetto li abbiamo riposti e conservati. Io credo che ci siano cose più importanti di cui occuparsi a Sant’Angelo, ma si sa: fa e disfà, l’è un bel laurà».

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