Ciclabili di Lodi, viaggio tra luci e ombre

Ciclabili di Lodi, viaggio tra luci e ombre

Federico Gaudenzi

Trentanove chilometri di piste ciclabili non sono pochi per una città come Lodi, eppure non bastano i numeri per raccontare una realtà, quella della mobilità a due ruote, che a Lodi viaggia tra alti e bassi.

Un esempio è quello di via San Bassiano: il via vai di biciclette è continuo tra il centro e la zona delle Fanfani, la pista ciclabile, molto utilizzata ad ogni ora del giorno, è stata collocata tra il marciapiede e i parcheggi, protetta quindi dal traffico veicolare che, non di rado, sfreccia ad alta velocità. In alcuni punti, però, si creano delle situazioni di maggiore pericolo: in corrispondenza, ad esempio, delle vie che scendono perpendicolari a via San Bassiano, la segnaletica orizzontale che indica gli attraversamenti ciclopedonali, una grande striscia rossa, è scolorita, e a volte si sfiorano incidenti. Più avanti, in via Lodivecchio, la pista ciclabile si riduce a una striscia scolorita sul bordo della carreggiata di una strada già stretta, e il rischio per il ciclista è ancora più alto.

«Abbiamo fatto recentemente dei sopralluoghi in quella zona – conferma Giuseppe Mancini, presidente di Fiab-Lodi, la Federazione per gli amici della bicicletta –. Ci vorrebbe un rifacimento della segnaletica, ma il problema è più ampio: dove non c’è spazio per la pista ciclabile, e in alcune zone di Lodi è così, auto e biciclette devono imparare a condividere la strada, e bisogna imparare a considerare tutti gli utenti della strada con la stessa dignità».

Il riferimento è ai cantieri di corso Mazzini: «Quando si fa un cantiere, sarebbe bello che si indicassero percorsi alternativi anche per pedoni e ciclisti, cosa che non sempre viene fatta - spiega Mancini -. Sarei un bugiardo se affermassi che manca totalmente una cultura delle due ruote, ma diciamo che negli ultimi anni c’è stato uno stallo, mancano investimenti seri e continuativi, manca anche l’attenzione per alcune piccole cose che, con pochi costi, porterebbero grandi benefici per i ciclisti, invoglierebbero la mobilità sostenibile e ridurrebbero il traffico».

Secondo la Fiab, è necessario interrogarsi su quali sono le piste ciclabili, su dove portano, studiare gli spostamenti dei lodigiani, valutare la presenza di stalli per parcheggiare le biciclette: «Abbiamo incontrato l’assessore Alberto Tarchini ad agosto, sappiamo che ha molti impegni, ma sarebbe bello incontrarlo di nuovo per rilanciare una progettualità delle piste ciclabili, e valutare piccoli interventi che rendano tutti più sicuri».

Il Comune, intanto, ha annunciato che dal 2019 inizieranno i lavori per la creazione di nuove piste: «Si partirà con i cantieri nel secondo quadrimestre 2019, e il programma prevede che si cominci con la riqualificazione dei percorsi ciclabili sulla strada per Montanaso, viale Milano e via Cadamosto, poi si proseguirà su via del Sandone, via Lodivecchio e parte della ciclabile che conduce alla provinciale 115», ha affermato l’assessore Tarchini.

Viale Milano, ad esempio, rappresenta un’altra arteria di collegamento importantissima per la città, che conduce dal centro verso il quartiere Martinetta, San Gualtero, San Grato, e poi fino alla zona industriale o a Montanaso.

Un tragitto dove il percorso ciclabile si trova di continuo a salire e scendere dai marciapiedi, a condividere spazi con pedoni e parcheggi, crea serpentine intorno ai pali dei semafori o si perde lungo le rotatorie, e merita sicuramente di essere rivisto con un progetto di riqualificazione che sia unitario e completo.

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