Chi pagherà in futuro

il welfare?

Nicola Salvagnin

Giovani contro gli anziani? Seconda e terza età su trincee contrapposte? Sappiamo ormai tutti che l’Occidente ha un gravissimo problema demografico, con una popolazione sempre più longeva ma pure sempre meno prolifica. Cresce il numero degli ultrasessantenni, cala quello di coloro che hanno 20 o 30 anni. Tra le tante conseguenze che porterà questa situazione ormai irreversibile nel medio periodo, ce n’è una che viene scandagliata in particolare dagli studiosi: la più che probabile contrapposizione tra chi chiederà allo Stato maggiore spesa pubblica, e chi dovrà finanziarla con le proprie tasse. Cioè tra una fetta di popolazione sempre più bisognosa di sanità, assistenza, pensioni, sicurezza; e quella che, con il proprio lavoro, dovrà foraggiare queste spese privandosi così di una parte consistente del proprio reddito.

È una situazione già in essere in questi anni, in Italia, come in diversi Paesi occidentali, finora “tacitata” dai debiti pubblici: si sono chiesti soldi in prestito per mantenere lo status quo. Questa è stata la ricetta italiana e giapponese. Ma la situazione non è in equilibrio già oggi, e domani caleranno i lavoratori attivi mentre aumenteranno quelli in quiescenza.

C’è chi ha avuto fortuna e ha trovato la soluzione nel petrolio, come ad esempio la Norvegia che finanzia il welfare con i proventi del greggio estratto nel Mare del Nord; chi si troverà a breve una bomba atomica sotto i piedi, come la Cina del figlio unico con tanti vecchi sulle spalle. Ma sono casi estremi.

In una democrazia, questa contrapposizione tende a risolversi con il voto: si ragionerà sempre di più valutando i propri interessi, più che quello generale, come in ogni situazione in cui ci si divide. Da una parte, il coltello dalla parte del manico ce l’ha di solito chi paga, chi produce e quindi versa le imposte alla collettività; dall’altra, il crescente numero degli ultrasessantenni (saranno uno su tre in Italia) creerà una fortissima “lobby” che, in mancanza di altre armi, farà sentire il suo peso al momento del voto.

Alla politica il compito di fare giusta sintesi, perché solo tenendo la barra dritta verso il bene comune si eviterà uno squilibrio che sarà dannoso per tutti. Ma dopo una Prima repubblica contraddistinta dalla contrapposizione ideologica, ed una Seconda da una forte matrice territoriale (secessione, regionalismo, questione meridionale), ci avviamo verso una Terza dove a fare la differenza sarà soprattutto la carta d’identità.

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