Jeep e Fca con gli occhi a mandorla?

Nicola Salvagnin

Quanti cinesi ci stanno in una Cinquecento? Non è una freddura vecchio stile, ma la realtà di un approccio da parte di alcuni costruttori asiatici (Geely, Great Wall) verso i marchi che furono torinesi e ora hanno un sangue ben più misto. Però, per noi italiani, la Fiat rimane “cosa nostra”, non fosse altro perché diverse fabbriche del gruppo Fca sono attive (e pure molto) nel nostro territorio; che fanno una discreta fetta del Pil del Mezzogiorno; che danno occupazione e reddito.

Fca è molto più di Fiat. Ma questo gruppo in mano alla famiglia Elkann-Agnelli è destinato a scorporarsi. L’attuale proprietà vorrebbe tenersi la parte più redditizia, anche se di numeri ridotti: Ferrari, Maserati, Alfa Romeo. Produzione nazionale, prodotti di nicchia con forte sapore di made in Italy. Il resto è sul mercato: Fiat e Jeep-Chrysler. L’attuale amministratore delegato Sergio Marchionne ha più volte tentato di “piazzare” i due marchi, cercando soprattutto un matrimonio con General Motors. Marchionne è ormai alla fine della sua avventura in Fiat; proseguirà invece in quella nel polo del lusso.

Solo che le avance più insistenti stanno arrivando da est, non da ovest. Il mercato cinese è il più grande del mondo; ci sono costruttori locali che finora hanno fatto soprattutto da “cacciavite” producendo per Volkswagen o per i giapponesi; le auto cinesi non hanno né grande storia né grande qualità; i forzieri sono pieni di soldi. Così è ovvio guardarsi intorno per cercare qualcosa di buono da comprare.

Geely lo ha già fatto con grande successo qualche anno fa. Ha acquistato l’allora derelitta Volvo, l’ha risistemata finanziariamente dando totale autonomia agli ingegneri svedesi. Con le auto scandinave, ora i cinesi stanno facendo un sacco di soldi, ma sono sempre numeri risicati.

La preda più ambita è Jeep-Chrysler, che Marchionne ha acquistato per un tozzo di pane, ha risanato ed ora vale un mucchio di soldi. Ha modelli buoni e di grande prospettiva. Ma è chiaro che nel pacchetto entrerà pure quel che è rimasto di Fiat: appunto la Cinquecento, la Panda, la solida Tipo costruita in Turchia, i modelli sudamericani e i veicoli commerciali. Fiat ha una tradizione eccezionale sui piccoli modelli; l’Asia, una fame enorme degli stessi.

Tutto bene, dunque? Per niente. L’idea che i cinesi si accaparrino la “nostra” industria automobilistica fa alzare più di un sopracciglio; ma lo scoglio più grande sta oltreoceano, dove lavorano le fabbriche di Jeep-Chrysler. Ve lo immaginate Donald Trump che dà il suo ok ad un simile affare? I cinesi a Detroit? La Jeep con i fari a mandorla?

Ma Trump non è onnipotente né eterno. Se certi affari non li abbiamo visti fino ad oggi, non è detto che non li vedremo domani. Con tanti saluti a chi pensa di alzare qualche muretto protezionista o, peggio ancora, divisorio in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato. Vedremo.

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