Accerchiato dai cinghiali, il racconto del cacciatore

Accerchiato dai cinghiali, il racconto del cacciatore

Inseguito e accerchiato da un branco di 15 cinghiali, due minuti di puro terrore ai piedi della Valbissera a San Colombano per Gianni Gargioni, cacciatore di Camporinaldo, Miradolo Terme. È accaduto lunedì mattina presto, prima delle 7, quando l’uomo si è spinto al confine tra provincia di Pavia e di Milano con i suoi cani. E proprio i cani potrebbero aver suscitato la reazione «mai vista», come dice lo stesso Gargioni, dei cinghiali. Per lui due minuti di paura con gli animali a ringhiargli contro, pronti alla carica, poi tutto è finito semplicemente con gli ungulati che si sono girati indietro e si sono allontanati.

Gargioni stava conducendo i suoi cani per la collina, quando a un certo punto si sono allontanati sotto alcune viti. Improvvisamente uno dei due cani è scappato via a gambe levate, mentre il secondo si è precipitato dal padrone e si è riparato dietro le sue gambe. In un attimo Gargioni ha capito il motivo: dietro il cane infatti è arrivato subito a passo sostenuto un branco di una quindicina di cinghiali. Mentre i più piccoli, «da mezzo quintale però» se ne sono rimasti un po’ indietro, i quattro adulti, tutti neri, si sono messi attorno a Gargioni e al suo cane, ringhiando con fuori i denti e alzando la coda, ogni tanto raspando per terra come per caricare.

«Io sono arretrato con il cane sempre in mezzo alle gambe fino a quando ho avuto dietro un biancospino, e ai lati le viti – racconta Gargioni ancora un po’ scosso -. Non avevo nulla però con cui spaventarli, allora ho strappato dei pampini e delle foglie di vite, le agitavo davanti i cinghiali e urlavo, urlavo a più non posso, ma quelli niente. Se ne sono rimasti lì in attesa, e appena il cane si muoveva, loro con agilità subito si muovevano a cerchio dietro quello. Ho pensato davvero che volessero caricarmi, mi sono preso un gran bello spavento». Poi gli animali si sono stancati, o forse avevano raggiunto il loro scopo di assicurarsi di non avere grane. Fatto sta che si sono girati e se ne sono andati. «Ma non sono scappati impauriti, tutt’altro – spiega Gargioni -. Si sono girati lentamente, e al piccolo trotto, ogni tanto girandosi indietro, si sono allontanati verso il bosco. È stato un vero sollievo, perché quei due o tre minuti mi sono sembrati un’eternità».

Ieri la notizia circolava tra i cacciatori di San Colombano con ilarità, ma anche con una punta di preoccupazione, per l’aggressività mostrata dagli ungulati. Proprio a San Colombano a settembre potrebbe ricominciare il contenimento dei cinghiali con sparo da postazione fissa in notturna, in collaborazione con la polizia provinciale di Milano.

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