Ma ora il suolo della Patria è davvero sicuro

Giovanni Ditta

Perdonate. La prendo un po’ alla larga, nell’intento di diluire la profonda amararezza che mi pervade, accingendomi ad inserirmi sul tema.È risaputo che tutte le antiche civiltà, dalla babilonese all’egizia, dalla greca alla romana, prevedessero, nel loro ordinamento giuridico, la pena di morte. A tale drastica punizione pare certo ricorressero anche le culture precolombiane delle Americhe e quelle del lontano oriente, quali la cinese e la giapponese. Nell’Europa medievale la pratica della sanzione estrema veniva adottata anche dalla Chiesa per gli eretici e le streghe, e, fino al termine del XVIII secolo, costituì il metodo più efficace e sbrigativo per contrastare delitti e misfatti, senza tanto discriminare sulla gravità. Solo verso la fine di quel secolo il pensiero illuminista, capeggiato da Cesare Beccaria, diede avvio ad una campagna fortemente critica che nell’ 800 avrebbe provocato la revisione dei codici penali nel vecchio continente. A quasi trent’anni dalla sua proclamazione, il regno Unito d’ Italia aboli’ la pena di morte. L’ultimo condannato fu Giovanni Passanante che nel 1878 aveva attentato alla vita del re, cui però l’esecuzione, prima sospesa, fu commutata in ergastolo.Nel 1926 Il regime fascista la reintrodusse e, durante il ventennio, oltre un centinaio di italiani, molti dei quali incolpati di reati politici, furono passati per le armi tramite fucilazione. Nel 1943 venne giustiziata l’unica donna, tale Laura d’ Oriano, accusata di spionaggio. Alla conclusione del secondo conflitto mondiale, la costituzione repubblicana cancellò definitivamente la pena di morte nel 1948. In tre quarti di secolo la letteratura forense del nostro paese si è, via via, arricchita di casi giudiziari clamorosi, cui hanno fatto da contraltare sentenze spesso discutibili nella loro concreta attuazione, a causa dell’ indulgenza, se non immediata, molto spesso posposta.Val la pena ricordarne qualcuno.Nel 1962, un tal Renzo Ferrari fu giudicato colpevole per l’omicidio di Tranquillo Allevi, il legittimo consorte della sua amante. Con fredda preparazione, recapitò alla sua vittima un bitter spacciandolo per un test mercantile di un’azienda produttrice. Il malcapitato bevve, compiaciuto, e la stricnina disciolta lo uccise. Il Ferrari si meritò l’ergastolo, ma fece solo 24 anni di carcere, perché nel 1986 venne graziato.Nella primavera del 1971 Michele Vinci, il mostro di Marsala, uccise tre bambine. L’ efferatezza del gesto ed i particolari raccapriccianti avrebbero largamente giustificato, per il reo confesso, l’ergastolo e la detenzione in isolamento, ma, con una serie di cavilli, i suoi avvocati riuscirono ad ottenere una condanna a soli 28 anni.Potremmo allungare quest’ elenco richiamando altri episodi le cui conclusioni sono state ritenute inadeguate per la loro mitezza e le associate giustificazioni: un vizio di forma, la seminfermità mentale, la mancanza di premeditazione, la provocazione.Ma è il momento di introdurre i fatti che hanno richiesto un tale, perfino prolisso, preambolo.Lo scorso 22 luglio un uomo di 70 anni, a passeggio per i boschi nella zona dei laghi di Lamar, nel Trentino, viene aggredito e seriamente ferito.Scattano immediate le indagini ed un manipolo di solerti investigatori identifica e cattura rapidamente il colpevole. L’istruttoria è veloce e circostanziata. Le prove a carico sono incontestabilmente avallate da test genetico. Difensore d’ufficio? Nemmeno parlarne. Contraddittorio? Inesistente. Accertamenti psichiatrici? Inutili. Attenuanti generiche? Inammissibili. Sentenza? Rapidissima e senza appello: pena di morte!Pochi giorni dopo, 6 agosto, Kj2 viene giustiziato. Chi è Kj2? Un sadico serial killer? Un pericolosissimo agente segreto in grado di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale? Un temutissimo terrorista che ha provocato il deragliamento di un treno ed abbattuto aerei di linea? Niente di così eccezionale La misteriosa sigla copre una femmina di orso di 14 anni che, forse un po’ impetuosamente, ha protestato per le reiterate invasioni del suo naturale habitat. La sua età le avrebbe consentito di procreare ancora. I cuccioli? Saranno affidati ad un’ equipe di psicologi che, attraverso un lungo percorso di recupero educativo, tenteranno di far loro dimenticare la malvagia genia omicida della madre. Ora tiriamo tutti il classico sospiro di sollievo: il suolo del Paese, da Bolzano a Pantelleria, è di nuovo sicuro; possiamo goderci le vacanze in santa pace. Che importa se Jhonny il rosso ed Eric lo smilzo sono ancora in felice libertà? Non vogliamo mica preoccuparci per due rubagalline!

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