Non solo un diritto, ma un privilegio

Alberto Campoleoni

Due notizie, due mondi che si scontrano. La prima la conoscono tutti: Gianluigi Donnarumma, portiere diciottenne del Milan, invece di presentarsi all’esame di maturità ha preso un aereo per andare in vacanza a Ibiza. Via libri e tesine, dopo lo stress degli Europei, evidentemente, il portierone aveva bisogno di mare. Poco importa che avesse in precedenza chiesto che gli esami fossero spostati appositamente, in virtù degli impegni sportivi, Che sarà mai, la Maturità si potrà fare un’altra volta. La seconda notizia riguarda invece Malala Yousafzai, che ha postato con commozione l’annuncio del suo ultimo giorno di scuola: “Diplomarmi dalla scuola superiore – ha scritto su Twitter – ha un sapore agrodolce per me. Sono eccitata dal futuro che mi aspetta ma so che nel mondo ci sono milioni di ragazze che non avranno mai la possibilità di completare la loro educazione”. Malala ha ricevuto tre anni fa il Nobel per la pace: aveva 17 anni e il suo impegno per il diritto di tutti i bambini all’istruzione era ed è noto in tutto il mondo. Nel 2012 era stata ferita gravemente in un attentato, vittima di chi non voleva che andasse a scuola e difendesse proprio il diritto all’istruzione.Se la giovane pachistana ha messo a repentaglio la propria vita per sostenere il valore strategico dell’istruzione, il giovane calciatore milanista, in un attimo, volente o nolente, ha dato un messaggio del tutto diverso: l’istruzione non è così importante, meglio la vacanza. Tra quanti hanno commentato il fatto sui media, c’è anche chi, con penna leggera e un po’ provocatoria, ha messo in relazione la scelta dello sportivo con lo scadimento generale del sistema scolastico: se si finisce per intendere la scuola soltanto come un mezzo per trovare lavoro, che bisogno ne ha un portiere affermato, che un lavoro ce l’ha già e per di più pagato in modo stratosferico?Per Donnarumma si è mossa anche il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, che gli ha scritto, tra l’altro: “Avrai sicuramente soppesato la tua scelta e non spetta ad altri giudicarla. Ma, voglio dirlo apertamente, spero che tu decida di concludere il tuo percorso di formazione, sostenendo l’Esame il prossimo anno, senza tentennamenti e con convinzione. Dimostrando, come hanno già fatto e stanno facendo altri campioni, che gambe e testa possono stare insieme, che sport ad alto livello e studio non sono incompatibili. Anzi. Hanno molto in comune: ambedue richiedono impegno, costanza, passione, fatica. Il tuo sarebbe un esempio prezioso per tutte quelle giovani e quei giovani che vedono in te e in altri sportivi un modello da inseguire. Che sognano di diventare come voi”. Lo studio – ha aggiunto Fedeli – è “una straordinaria occasione di crescita. È lo strumento che più di ogni altro può darci autonomia, indipendenza, pensiero critico, che può renderci cittadine e cittadini consapevoli, attivi. Solo la conoscenza genera vera libertà, consente a ciascuna e a ciascuno di trovare ‘la propria voce’, la propria strada”.E qui il pensiero torna a Malala, che all’Onu, nel 2013, così parlava ai leader del mondo: “Chiediamo di cambiare le politiche strategiche a favore di pace e prosperità, che tutti gli accordi tutelino i diritti di donne e bambini. Chiediamo a tutti i governi di assicurare l’istruzione obbligatoria e gratuita in tutto il mondo a ogni bambino, di lottare contro il terrorismo e la violenza, ai Paesi sviluppati di sostenere i diritti all’istruzione per le bambine nei Paesi in via sviluppo”.Un appello, una volta di più, attualissimo.

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