Liberi di partire, liberi di restare: come e perché

Patrizia Caiffa

Come accompagnare le persone migranti in cammino? Come tutelare la loro libertà di partire e di restare? Come rendere il viaggio e il progetto di migrazione sicuro? Come promuovere, in Italia, comunità accoglienti, inclusive, integrate, aperte all’interculturalità? Sono queste le domande di fondo a cui cerca di dare risposte la campagna della Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. Una iniziativa straordinaria per la quale la Cei ha scelto di destinare 30 milioni di euro dei fondi 8xmille nell’arco di tre anni, vista l’ampiezza geografica e temporale della proposta. Saranno coinvolti i Paesi di partenza, transito e destinazione dei migranti, con iniziative di tipo culturale e pastorale e finanziamenti e realizzazioni di progetti concreti. Negli ultimi tre anni sono arrivate in Italia più di 500mila persone di oltre 80 nazionalità diverse, prevalentemente africane, tra cui decine di migliaia di bambini e adolescenti non accompagnati. Intanto migliaia ne muoiono ogni anno (5.000 nel solo 2016) nel tentativo di attraversare il Canale di Sicilia, il tratto di mare più pericoloso e mortale al mondo. A livello globale oltre 250 milioni di persone ogni anno si mettono “in cammino”, di cui 65 milioni sono rifugiati, sfollati e richiedenti asilo. La Chiesa italiana vuole cogliere la sfida di questo “segno dei tempi”, una umanità in cammino che spesso incontra sofferenza e morte, umiliazioni, ma che aspira come tutti a realizzare sogni e desideri di costruirsi un futuro. La campagna è stata lanciata in occasione dell’Assemblea generale Cei di maggio.Perché? “La loro storia ci ricorda come sia loro negato il diritto di rimanere nella loro terra, violata in diversi modi – si legge nel progetto -. Non è stato loro concesso di partire in sicurezza, e neppure la libertà di cercare un futuro migliore senza correre rischi enormi di ogni tipo”. Le ragioni sono note: mancanza di cibo, acqua, lavoro, povertà estrema, guerre, disastri naturali a causa dei cambiamenti climatici, degrado ambientale. Il metodo e il percorso è indicato da Papa Francesco attraverso quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. “La libertà di partire non nega la libertà di restare o di ritornare nella propria patria”, precisano i promotori della campagna, “anzi un percorso di accoglienza, tutela, promozione, integrazione può anche significare la migliore premessa per iniziare un cammino di ritorno in un Paese a cui ridonare una storia di libertà e costruire sviluppo”. Tema centrale è il concetto stesso di libertà, presupposto fondamentale per la pace e la giustizia.Come e chi? Un gruppo di lavoro multidisciplinare seguirà, a livello di segreteria generale della Cei, la campagna in tutte le sue fasi: dalla proposta alla programmazione operativa, alla realizzazione, fino alla verifica e valutazione. Il tutto in riferimento alla presidenza, al Consiglio permanente e all’Assemblea generale. Saranno coinvolti gli uffici competenti (Caritas italiana, Ufficio interventi caritativi a favore del terzo mondo, Migrantes, Missio, Apostolato del mare) e le realtà ecclesiali attive su questi temi (istituti missionari, congregazioni, associazioni e movimenti, realtà che lavorano nella cooperazione internazionale). “Un segno di pastorale unitaria da fornire anche alle nostre diocesi, un lavoro di rete”, nello stile del nuovo Dicastero per il Servizio allo Sviluppo umano integrale. Si svolgerà a livello locale, nazionale, europeo ed internazionale, nell’arco di tre anni.La strategia di intervento prevede azioni a partire dalle realtà locali nei Paesi di origine, in quelli di transito e in Europa e in Italia. Tra i beneficiari privilegiati vi saranno i minori e le loro famiglie, le vittime di tratta e le fasce più deboli. I progetti saranno realizzati in primo luogo nei 10 Paesi di maggior provenienza dei minori, con particolare attenzione all’Africa e alle rotte migratorie, compresi i luoghi di transito. Saranno coinvolte anche le realtà ecclesiali attive nell’accoglienza e nella cura dei minori in Italia, a partire da quelle più vicine ai porti di sbarco. Tra gli ambiti di intervento: educazione e formazione professionale, informazione in loco sui rischi della migrazione, progetti di carattere sociale e sanitario a favore dei più deboli, progetti per la promozione di opportunità lavorative e accompagnamento al rientro. Attenzione verrà data anche ai processi e percorsi di riconciliazione.

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