Maddalena: «Non siamo un quartiere di Serie B»

Maddalena: «Non siamo un quartiere di Serie B»

Matteo Brunello

«Non vogliamo essere un quartiere di Serie B». All’ombra dell’ex dazio e nella multietnica via Lodino batte il cuore della Maddalena, da molti considerata l’anima popolare del capoluogo. E qui i nodi da risolvere restano tanti: dal parcheggio “selvaggio” all’asfalto e arredi non curati, ma anche la carenza di servizi, soprattutto per gli anziani.

Dalle rive del fiume e dove una volta sorgeva l’antica Porta d’Adda è partito ieri il viaggio del «Cittadino» tra i quartieri, un tour in più tappe per ascoltare e mettere a fuoco i problemi segnalati dai residenti. E nelle voci degli abitanti e frequentatori della zona, in cima alla lista c’è la mancanza di manutenzioni. «La città bassa ha bisogno di più considerazione», dice la presidente del circolo Arci di via Maddalena, Bruna Soresina. Da una parte c’è la necessità di sistemare gli asfalti - il manto stradale poco prima del sagrato della chiesa della Maddalena ha lasciato spazio a diverse buche – dall’altra anche i porta bicicletta sono fortemente danneggiati. «C’è poi il continuo abbandono di rifiuti. La zona è poco pulita – riferisce Attilio Caperdoni – diciamo che la responsabilità è da dividere a metà tra cittadini e chi si occupa del servizio».

In effetti non lontano dalla chiesa della Maddalena, autentico gioiello del nostro patrimonio culturale, ieri erano stati lasciati ingombranti e sacchetti vari. Lo stesso sagrato è spesso invaso dalle auto, in sosta vietata. Tra via Indipendenza, via della Costa e via Defendente vivono numerosi anziani, alcuni dei quali si rivolgono al circolo Arci. «Servirebbero sportelli informativi decentrati – aggiunge Soresina – è una richiesta che ci è stata posta da diverse persone, ad esempio per avere informazioni sul Comune o sul 730 e le pratiche fiscali. Molti anziani faticano ad andare in municipio». Chiuso inoltre il supermercato Carrefour di via Defendente, che era un punto di riferimento per gli acquisti. E nel quartiere sono rimasti solo piccoli negozi al dettaglio e botteghe, che hanno resistito agli anni della crisi.

Nell’isolato di via Lodino, via Vistarini, via Maddalena e piazzale Barzaghi è forte la concentrazione di stranieri che gestiscono negozi e locali etnici. Ma sono in tanti a confermare che la convivenza non è così travagliata come sembra. «Spesso è più una percezione di chi viene da fuori e sceglie di non passare di qua, ma non ci risulta ci siano così tanti episodi di ordine pubblico da segnalare», rispondono tre giovani di fronte a un bar in via Lodino.

La percezione d’insicurezza, riferiscono alcuni abitanti, si avverte di più sulle rive del fiume, punto di ritrovo per bivacchi e spesso ricettacolo di pattume vario. La Maddalena si apre inoltre ai suoi musei e alle sue bellezze culturali, al centro di percorsi turistici per scuole e visitatori. Ci sono scorci che rimandano al passato, come il canale delle lavandaie che attraversa l’ex dazio, e il richiamo alla storia del ponte di Lodi. Il tutto inserito in un panorama di abitazioni e strutture che avrebbe bisogno di una sistemazione: una questione che non riguarda solo strade e immobili pubblici, ma comporta anche investimenti nel settore privato. «Servirebbe una riqualificazione di questo assetto di città – osserva il parroco don Dino Monico – non bastano iniziative estemporanee e serali. Serve anche attenzione alle persone e ai servizi sociali». Nel quartiere l’attenzione agli ultimi non manca, con la mensa dei poveri, le docce e il dormitorio. È un’anima solidale che spicca nella zona, dove il rapporto tra lodigiani e stranieri è ormai fortemente consolidato.

Nella “fotografia” del quartiere non può mancare una nota dolente: via del Tempio il 3 novembre del 2012 è stata teatro di un terribile episodio di cronaca. Colpito con due colpi di pistola, il carabinieri Giovanni Sali è morto a pochi metri da via Maddalena, una vicenda che ritorna nei commenti e nei ricordi degli abitanti e che resta avvolta ancora dopo anni in un fitto mistero.

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