Inchiesta fanghi, chiesto il processo per 12 persone

Inchiesta fanghi, chiesto il processo per 12 persone

CArlo Catena

Dodici richieste di rinvio a giudizio della direzione distrettuale antimafia di Milano dopo lo scandalo del mancato rispetto delle procedure di sanificazione e dei quantitativi nelle operazioni di raccolta, trattamento e spandimento dei fanghi nei campi, che aveva fatto finire sotto sequestro gli impianti della Cre - Centro ricerche ecologiche di Maccastorna, Meleti e Lomello il 13 luglio dello scorso anno, con sei arresti domiciliari. Il 3 aprile compariranno davanti al gup di Milano l’amministratore unico della Cre all’epoca dei fatti R.E.V., 51 anni, di Arcore (Monza), i 5 dipendenti A.C., 56 anni, di Milano, A.F., 40, di Dorno (Pavia), M.B., 54, di Sesto e Uniti (Cremona), G.V., 53 anni, di Acquanegra Cremonese e G.T., 56 anni, di Castelnuovo Bocca d’Adda, e anche agricoltori o terzisti: i cremonesi V.B. e R.M., E.B. di Brembio, e i pavesi R.B. e D.F.. Ma anche A.V., padre dell’amministratore unico, si è aggiunto in questi mesi agli 11 originari indagati; c’è chi ricorda che negli anni ‘90 emerse che una sua società pagò per 4 estati l’affitto di una villa in Sardegna utilizzata anche da Roberto Formigoni.

L’accusa più grave è rimasta di attività organizzata per la gestione illecita di rifiuti. Le indagini erano state avviate nel 2011 dalla polizia provinciale di Lodi che aveva deciso (finalmente) di approfondire una segnalazione di odori molesti senza limitarsi, come in precedenza avvenuto, a prendere atto dell’apparente regolarità della documentazione esibita da contadini e spanditori. I fanghi in questione provengono dai depuratori civili e industriali, e secondo l’accusa in diversi casi, per oltre 8mila tonnellate, sarebbero stati buttati nelle campagne tali e quali. La Provinciale aveva indagato fino al 2015 e poi la Dda di Milano aveva delegato ulteriori approfondimenti ai carabinieri del Noe. Contestate circa quattrocento operazioni di spandimento difformi dalle autorizzazioni provinciali, nelle campagne del Lodigiano, del Pavese e del Cremonese, rese possibili anche ricorrendo alla falsificazione di documenti e a contabilità parallele.

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