Dopo il rave l’ex Mapre a San Martino è in balìa di rifiuti e degrado

Dopo il rave l’ex Mapre a San Martino è in balìa di rifiuti e degrado

Greta Boni e Cristina Vercellone

Migliaia di metri quadrati occupati dai capannoni. Sono abbandonati ed entrare è facilissimo. L’ex Mapre di San Martino, luogo che lo scorso novembre ha richiamato migliaia di persone per il rave party e che ha tenuto “sotto scacco” per due giorni il territorio, nonostante le promesse è ancora lasciata a se stessa. Il rischio è che, proprio in occasione del prossimo Capodanno, si trasformi di nuovo in una “festa”, ovvero in un’area idonea per un altro rave party. Esempi simili non mancano: l’ex Robur di Borgo è stata presa di mira più volte, senza contare che nel 2006 un 43enne sul posto per ritirare dei cassoni fu schiacciato dal pesante cancello uscito dai binari.

Nel caso dell’ex Mapre, i cittadini si domandano se sia stato applicato un protocollo per mettere in sicurezza l’ex gigante industriale. Il sindaco di San Martino Luca Marini ha in agenda un incontro con la proprietà il prossimo gennaio. Dal tavolo dovrebbero emergere eventuali misure per risolvere il caso.

Accedere ai capannoni è molto semplice. Il perimetro dell’ex fabbrica, infatti, corre lungo la provinciale Lodi-Castiglione e costeggia il canale Muzza, in un paesaggio che, abbandonato il selciato, diventa alberi, acqua e profumi di campo.

Peccato che la recinzione in rete e cemento sia tutta dissestata e possa essere quindi facilmente oltrepassata. Qua e là, il tragitto è interrotto dai rifiuti. Qualcuno ha abbandonato persino dei frigoriferi, insieme a sacchi neri o trasparenti di varie dimensioni, pieni di pattume e plastiche di vario genere, dai piatti ai bicchieri.

Superata la recinzione, lo scenario che si presenta agli occhi dei reporter è di sporcizia generale, unita ai detriti di quella che un tempo era l’attività dell’ex Mapre.

All’interno del capannone, dove i giovani del rave avevano ballato per due giorni di fila, ci sono ancora i resti dei macchinari dell’ex fabbrica che produceva prefabbricati in cemento. Una vecchia betoniera giace di fianco a un’automobile mezza rotta finita anch’essa, come le pareti, tra le mani dei “graffitari”. Il pavimento è coperto da un tappeto di vetri rotti, bottiglie di birra, legname e sporcizie. Poltrone da ufficio, pannelli in formica e anche una tenda, probabilmente dimenticata dopo il rave. Sbirciamo all’interno per non disturbare eventuali nuovi e poco fortunati occupanti. Ma non c’è nessuno. I resti di bivacchi sono evidenti, con angoli trasformati in giacigli di fortuna e tracce di spuntini consumati in mezzo al cemento.

È ancora presente la palazzina che una volta doveva essere utilizzata come sede degli uffici, o così almeno sembra. Sporgendosi dalla finestra ci si accorge che al suo interno i locali sono pieni di vetri e lampade in frantumi, fili elettrici che spuntano o penzolano da più parti, plastica e altri materiali non meglio identificati.

Durante il rave party, Comune e forze dell’ordine hanno presidiato la zona. Il sindaco di San Martino Luca Marini, raggiunto telefonicamente nei giorni scorsi, ha spiegato che subito dopo l’evento l’allora questore Loretta Bignardi si era presa l’impegno di incontrare i privati, proprietari dell’area. Successivamente, però, c’è stato un cambio ai vertici della questura. Il Comune ha così scritto ai diretti interessati chiedendo un incontro, che si terrà con tutta probabilità nel mese di gennaio.

L’intenzione dell’amministrazione sarebbe quella di fare un sopralluogo per definire quali possano essere le misure necessarie a mettere in sicurezza la zona.

All’ingresso dell’ex Mapre, invece, sul lato della strada provinciale, l’abbandono di rifiuti - con tanto di divano - non manca mai.

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