Mamma sfrattata vive sulla macchina

Le sue figlie sono state ospitate da parenti e amici

Emiliano Cuti

Non ha più una casa, ma gli è rimasta solo la sua Fiat Seicento. A 48 anni ha dovuto chiedere ospitalità per le sue due figlie a un’amica e al fratello, mentre lei è costretta a vivere in automobile. Una situazione che va avanti ormai dal 20 novembre, quando ha ricevuto l’ultimo sfratto esecutivo dall’appartamento in cui viveva, a Paullo. Senza aiuti, perché il Comune non ha case da offrire e non ha fondi sufficienti per aiutare la donna. «Mi sento abbandonata - si sfoga la donna, che preferisce mantenere l’anonimato -, senza un futuro. Io lavoro, ma davvero non posso riuscire ad andare avanti. Sono collaboratrice scolastica, prendo 900 euro al mese, ma non riuscivo a pagare i 500 d’affitto». Accanto a lei ci sono le due figlie, di 18 anni e 22 anni, una iscritta alle superiori e l’altra all’università, che raccontano la vita difficile della madre, in causa con il marito, accusato da lei di stalking. L’ultima denuncia è stata fatta alla stazione dell’Arma di Paullo una settimana fa per delle ingiurie ricevute in piazza. «Siamo separati e ho chiesto il divorzio - racconta la 48enne -, ma è una situazione difficile: lui non versa niente per il mantenimento e la mia famiglia se la deve cavare con il mio stipendio, che non è tra l’altro sicuro perché è a tempo determinato. Eppure vengo tormentata ogni giorno e ho fatto varie segnalazioni ai carabinieri. Ho paura tutte le volte che cammino per strada. E purtroppo per strada ci sono sempre, vivendo in macchina. Ho chiesto protezione». È venuta dalla Sicilia in Lombardia nel 1992, stabilendosi a Bettola (Peschiera) per seguire il compagno. Due anni dopo è nata la sua seconda figlia e successivamente si è trasferita a Paullo, dove è ormai residente da 18 anni. «Prima, accecata dall’amore - racconta -, tutte le cose andavano bene. Ma in realtà le angherie le ho sempre subite, finché mi sono svegliata, fortunatamente». Ora però deve lottare per una vita propria, autonoma, senza più un tetto sopra la testa. In realtà aveva una casa di proprietà, ma è andata all’asta. Ha ottenuto, tramite l’interessamento del Comune, un appartamento in affitto in via Amendola. «Avevo un normale contratto di locazione da 500 euro al mese - dice -, per un piccolo appartamento: due locali ma mi bastavano. Al confronto della Seicento, era una reggia. Dal Comune dovevo ricevere un contributo di 200 euro per l’affitto che non ho mai avuto e da maggio 2011 non ce l’ho fatta più a pagare e mi è stato comunicato il primo sfratto». Ne sono arrivati quattro e dal 20 novembre vive in macchina, dove capita. «Io ho due fratelli: uno ha un monolocale, ma ha subito un trapianto e non può accogliermi con sé, l’altro è con mia madre - scoppia in lacrime -. Uno mi aiuta per una figlia e una mia collega per l’altra. Ho parlato con l’assistente sociale, ma per me sembra che non si possa fare nulla. Io sono malata (una disfunzione alla tiroide, ndr), la mia figlia più piccola è malata ed è stata curata in ospedale: a volte chiudo gli occhi e spero di non riaprirli più. Ma ho la volontà ancora di lottare non mi arrenderò».

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