Tifoso della Bassa ferito allo stadio

Tifoso della Bassa ferito allo stadio

Laura Gozzini

Si è trovato sotto una pioggia di bengala e bombe carta lanciati dagli ultrà della curva Nord ed è rimasto ferito a una gamba. Diego Losi, 38enne di Retegno papà di due bambini di otto e sei anni, non immaginava che la partita Atalanta-Juventus di sabato scorso allo stadio di Bergamo gli sarebbe costata cinque punti di sutura a una gamba e quindici giorni di prognosi. Il lodigiano è un tifoso bianconero, ma di quelli alla buona, che a vedere la «Signora» c’era stato un’altra volta appena. In compagnia di due amici juventini e di un terzo tifoso dell’Atalanta, sabato Diego aveva deciso di trascorrere una serata diversa dal solito, ma ad un minuto appena dal fischio d’inizio si è trovato al centro di una contestazione che non ha fatto nemmeno in tempo a capire. «In campo l’arbitro aveva dato un minuto di silenzio per un alpinista bergamasco che ha perso la vita e all’improvviso ci siamo visti arrivare un mucchio di petardi addosso - racconta Diego - ho sentito un botto pazzesco e subito dopo un bruciore alla gamba, mi sono guardato i jeans e ho visto che erano sporchi di sangue». Un petardo lanciato dagli Ultrà Juventini ha colpito il retegnino al polpaccio procurandogli un taglio di cinque centimetri. Non è andata meglio al collega di lavoro Fabio Zanchi, lui di Bergamo, che sempre in seguito alla raffica di petardi ha riportato abrasioni su tutto il corpo. Così, mentre i giocatori in campo iniziavano a fare girare palla, i due hanno disceso a fatica le gradinate della curva Sud dove si trovavano e gli stuart sono accorsi in loro aiuto. Dopo una medicazione d’emergenza all’infermeria dello stadio, Diego e il compagno hanno quindi raggiunto il pronto soccorso della clinica Gavezzini di Bergamo dicendo definitivamente addio alla partita e alla serata di svago. Le cose infatti non sono filate via lisce neppure lì: «Mi hanno rifatto la medicazione e poi mi sono messo ad aspettare il mio turno, erano le nove e mezzo (di sera) e alle undici e mezzo, dopo due ore, avevo davanti a me ancora sette persone - ricorda Diego -, così ho deciso che era meglio arrangiarmi da solo». Con la gamba ancora dolorante e faticando a camminare, il 38enne ha lasciato la clinica e i colleghi di trasferta l’hanno caricato in macchina fino a Milano dove vivono e il lodigiano aveva lasciato la sua auto. Quindi il 38enne si è messo al volante e ha guidato fino al pronto soccorso di Codogno, dove finalmente il taglio è stato cucito. Quando è rientrato a casa erano ormai le due di notte, Atalanta-Juventus già finita da un pezzo senza che lui fosse riuscito a vederne uno sprazzo. Ad attenderlo, in ansia, la moglie: «Pensavo che sarebbe stata una serata tranquilla, in curva Sud il mio amico ci andava da piccolo con suo papà - ha concluso Diego - e se la partita fosse stata di pomeriggio ci avrei portato anche mio figlio. Ringrazio il cielo che il petardo non sia scoppiato ad altezza viso perché non so come sarebbe andata a finire».

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