Il messaggio augurale del vescovo Maurizio per il giorno di Pasqua
Il Vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti

Il messaggio augurale del vescovo Maurizio per il giorno di Pasqua

Monsignor Malvestiti ha affidato al “Cittadino” le sue riflessioni per il giorno del Cristo risorto

+Maurizio, Vescovo

“È tornato in vita”. Al “Pastore grande delle pecore” è riferito questo versetto della lettera agli Ebrei (13,20) a commento dell’immagine qui riprodotta per accompagnare i miei auguri. Ogni anno lo stesso annuncio. Eppure non riusciamo a farne a meno. Nella semplicità più umile, che mai nuoce a chiesa e società, o in celebrazioni curate e coinvolgenti fino a quelle solenni, nel triduo pasquale ad imporsi è questo annuncio. La sintonia con esso diviene subito profonda. L’esperienza ci fa dire, del resto, che i “riti” della Pasqua esprimono l’irrinunciabile della vita. Sono partecipati da molti ma non dispiacciono ai non praticanti. E pare siano volentieri tollerati da indifferenti e persino dai contrari, magari nascostamente o pur contestandoli. Che “uno” sia tornato in vita rende certamente più umana l’esistenza consegnandole la speranza di una “ulteriore” opportunità sempre e comunque. In ogni fallimento, di cui siamo responsabili talora senza ammetterlo, o nelle ferite più immeritate, il solo pensiero del riscatto è un’autentica “risurrezione”. Che qualcuno ci ripeschi dalle precarietà è scommessa insopprimibile, cui non riusciamo a rinunciare. Perché il “niente”, come sintesi delle fragilità che hanno disatteso o smentito le migliori aspirazioni, può essere solo subìto con ribrezzo esistenziale, mai accettato. L’annuncio arriva puntuale e dà respiro alla quotidianità. Col dubbio, sempre accanto, che si tratti di sola tradizione illusoria, benché bimillenaria. Ma anche col più forte desiderio che i sospetti siano palesemente confutati e non si permettano più di guastare la festa.

Pasqua è una sorta di elan vital (slancio vitale), che trova similitudini in ogni religione e cultura. L’espressione è dei futuristi. L’ho citata al ritiro spirituale dei sacerdoti di Lodi per san Bassiano, già pensando alla visita che prossimamente compirò con quelli più giovani a Saint Paul de Vence, vicino a Nizza, con le tappe al Museo Biblico per ammirare Chagall e all’Isola e abbazia di Lerin sorprendente per spiritualità e storia. Quando sperimentiamo lo spezzarsi degli affetti più cari, a volte in modo repentino, o vediamo colpiti meschinamente gli innocenti anziché i colpevoli, i miti operatori di pace anziché i violenti, avvertiamo l’assurdo in tutta la sua incoscienza. “L’empietà mentiva a se stessa”, constata la liturgia del venerdì santo.

Toccati dallo Spirito del Risorto, i cristiani, tuttavia, si permettono un salto di qualità. Quello della fede e del battesimo. Stasera, in cattedrale, accoglierò quattro catecumeni e innumerevoli saranno nel mondo i nuovi battezzati a professare che l’elan vital non viene da noi ma fa per noi. È per il mondo. È rivelazione. E’ dono in Gesù, che si è fatto carne e dolore, ma anche risurrezione affinché la morte, con ogni male che da essa tragga veleno, da “porta chiusa in faccia” si spalanchi sull’immortalità. Lo assicura il “pastore tornato in vita”, con voce conosciuta perché benevolente e convincente. È affidabile a tal punto da lasciare novantanove pecore per venire a scovare ciascuno di noi. Desidero unire all’augurio pasquale rivolto a tutti, con amichevole rispetto, questa rincuorante certezza, confidando che la vicenda umana ci vede tutti un pò smarriti. Essere cercati è una fortuna. E interroghiamoci se quella di domani non sia la Pasqua del ritorno “a casa”. A tornare in vita non è un qualsiasi Lazzaro, che ancora muore, ma il pastore che vive per sempre. E noi con Lui. E’ l’ostinazione dei cristiani. Motivata addirittura dall’evento pasquale. Nello Spirito che ci ha donato con l’ultimo respiro ci viene incontro il pastore “bello e buono”, come lo chiama la scrittura, perché non vaghiamo nell’enigma irrisolvibile che siamo e nella caoticità che abbiamo attorno. Ci vuole protagonisti mai rassegnati. Le difficoltà sono il rovescio della vita, che rimane opportunità “unica”. Vorrei che suggerisse questo l’icona del Pastore. Ai giovani e alle nuove famiglie, in particolare, ma anche ai contesti sociali più impegnativi: tutti devono sapere che è tornato in vita per recarci sulle spalle finché la misericordia ci convinca col fremito di Pasqua.

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