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venerdì 25 aprile 2014 ore 04:25, S. Marco evangelista
«La battaglia per carceri migliori»
(28 gennaio 2013)

«Alle utopie ci si avvicina gradualmente». Per esempio, con una corsa per le elezioni politiche 2013. Angelo Milani, nato a Lodi, l’1 gennaio 1959, «radicale da sempre» ci tiene a chiarire, è al 35esimo posto della lista Amnistia, Giustizia e Libertà per il Senato in Lombardia. Consigliere comunale uscente di maggioranza, per la lista civica che ha sostenuto il sindaco Lorenzo Guerini, rivendica «con orgoglio» la partecipazione a quest’esperienza di governo. E punta sui giovani per riscattare la società dalle sue brutture. Oggi insegna mini basket ai bambini delle scuole, ma è anche tra i dirigenti della squadra di baseball Lodi.

Qual è la cifra del suo impegno in politica?

«La nostra è una lista di scopo. Il fatto che io sia qui a parlare della lotta che ho sposato, è già un successo. Dovrebbero votarci tutte le persone che credono in queste tre parole, ovvero amnistia, giustizia e libertà. E la nostra causa si concentra tutta sulla condizione delle carceri italiane, sovraffollate fino a scoppiare, in cui ci si persone che nemmeno dovrebbero starci e in cui la lista di chi si toglie la vita è sempre più lunga».

Una battaglia di civiltà quindi. Qual è la situazione del carcere di Lodi?

«Anche l’istituto della città risente dei problemi di sovraffollamento, ma si tratta di una struttura piccola e non tra di certo tra le peggiori del Paese. L’Italia ha un problema strutturale che non viene affrontato e su cui sta per intervenire l’Europa con una multa che può arrivare fino al 4 per cento del Pil. Le lungaggini della giustizia tengono in carcere persone che non dovrebbero starci in attesa del processo e molti non riescono a sopravvivere alle condizioni in cui sono costrette a vivere, in celle anguste, di tre metri per quattro che dividono magari con altri cinque detenuti. Senza contare che spesso in Italia viene a mancare il principio rieducativo del carcere, trasformandolo solo in un istituto di detenzione e non di rieducazione. La legge italiana poi dice che una persona è innocente fino al terzo grado di giudizio e quindi non si capisce perché ci siano così tanti detenuti in attesa di processo».

Come si affronta il problema?

«Quando si parla della situazione si dice sempre che la soluzione sta nella costruzione di nuovi istituti, ma in presenza di 65 mila detenuti - 20 mila in più rispetto alla capienza - non si può affrontare il problema senza ipotizzare un’amnistia per i cosiddetti reati minori. Si tratta di non prevedere il carcere nel caso di violazione della legge su droghe leggere o immigrazione, ad esempio. Con la Bossi-Fini oggi, finiscono in carcere anche i clandestini che si trovano così a contatto con ambienti che non influiscono positivamente sul loro percorso di vita in questo Paese».

Cos’ha fatto di concreto per la città da consigliere comunale e cosa farebbe per il Lodigiano in caso di elezione?

«Da consigliere mi sono battuto per lo sport e per i giovani, che spesso non hanno attenzioni e spazi. Anche le piccole battaglie, per esempio per ottenere degli spogliatoi femminili alla Faustina, sono importanti. Lodi è una città caratterizzata da un certo grado di “pendolarismo”, anche criminale, e risente dei problemi di una città di confine. E di fatto è una città in cui, soprattutto di sera, non c’è vita. E questo non aiuta».

Rossella Mungiello

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