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domenica 26 maggio 2013 ore 10:53, S. Filippo Neri
Lodi, la storia di Aminata
(25 maggio 2012)

Oscar Maffini, Silvia Cantinotti, Nicolò Ripamonti, Aminata Tamba, Federica Carbone, Angelo Gianluca Rapelli, Francesca Mahony, Maria Elena Uggè, Elena Esposti, Paola Tessera, Andrea Ivonne Losa e Fabrizio Bianchi: sono loro i migliori studenti dell’anno scolastico 2010-2011, premiati ieri mattina con il tradizionale riconoscimento intitolato a Giovanni Gandini. Dietro a una naturale timidezza causata dall’ufficialità del momento, dietro ai loro occhi bassi e ai sorrisi abbozzati, si nascondono forza d’animo, intelligenza, costanza e passione, requisiti richiesti a ogni “cervellone” dal vecchio Euclide ad Albert Einstein. Spettinato come un genio della matematica, Angelo Rapelli ha preferito dedicarsi all’ingegneria elettronica, la facoltà a cui si è iscritto dopo aver ottenuto il diploma all’Itis Volta. Il suo sogno è fare il ricercatore, possibilmente non in Italia, «magari a New York», dove spera di trasferirsi un giorno. Aminata Tamba, invece, il grande viaggio della sua vita lo ha già affrontato: a tredici anni si è trasferita a Lodi dal Congo, si è iscritta alle medie e ha cominciato da lì la sua luminosa carriera scolastica. «All’inizio non è stato facile - racconta - soprattutto per la lingua e qualche difficoltà a integrarmi con i compagni. Le medie le ho fatte all’Ada Negri, mentre le superiori alle scuole professionali Einaudi, indirizzo commerciale. L’anno scorso, dopo il diploma, mi sono iscritta a Economia e commercio», e in meno di un anno ha già superato cinque esami. Un mostro. In buona compagnia però, a cominciare da quella di Maria Elena Uggè, che a dispetto del diploma in scienze della formazione, ottenuto «cum laude» al liceo Maffeo Vegio, ha pensato bene quest’anno di iscriversi a ingegneria biomedica, «perchè me la cavavo bene nelle materie scientifiche e la bio-ingegneria mi interessava». Anche a lei piacerebbe un giorno diventare ricercatrice, magari retribuita e con regolare contratto, e dunque necessariamente all’estero, lontano da un’Italia che mette in fuga i suoi figli migliori. Qualcuno che intende restare però c’è, come Nicolò Ripamonti, che spera un giorno di laurearsi in matematica applicata «e trovare lavoro al Mox, il laboratorio di Modellistica e calcolo scientifico del Politecnico di Milano», l’ateneo cui si è iscritto dopo il diploma al liceo tecnologico Volta. Roba da secchioni? Niente affatto: «Bisogna trovare il giusto equilibrio tra studio e tempo libero - dice - troppe ore passate sui libri sono controproducenti». Mai rinunciare a un distensivo giretto con gli amici, e se lo dice il primo della classe non c’è ragione di dubitarne: «staccare aiuta a ritrovare la concentrazione». Per Fabrizio Bianchi invece, ex alunno dell’istituto agrario Engardo Merli (ex Villa Igea), la parola «staccare» proprio non esiste: la sua famiglia lavora nel settore agricolo, suo padre è titolare di un’industria caseria; andare a scuola o rimanere a casa non fa grande differenza. Lui, però, la pensa diversamente: dopo il diploma ha scelto di proseguire gli studi all’Università di Milano.

Silvia Canevara

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