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giovedì 17 maggio 2012 ore 09:02, S. Pasquale Baylon
Baerlocher, processo nel vivo
(16 febbraio 2012)

Quattro richieste di rinvio a giudizio per l’esplosione di 25 mesi fa nello stabilimento chimico Baerlocher Italia di via San Colombano: un boato che era risuonato in tutta la città e che aveva scaraventato a 400 metri di distanza il motore dell’enorme mescolatore che stava trattando, a una temperatura di 120 gradi, circa una tonnellata di resina e saponi metallici. Quattro gli operai feriti, non investiti direttamente dall’esplosione ma dallo scoppio dei monitor della sala di controllo, blindata, che aveva resistito all’onda d’urto; uno degli addetti era rimasto ferito mentre fuggiva dall’inferno di fiamme e calcinacci.

All’inchiesta hanno lavorato quasi tutti i pm che si sono alternati nella procura di Lodi: Caterina Centola, che aveva avviato le indagini, quindi Paolo Filippini e Giovanni Pescarzoli, fino all’avviso di fine indagini dello scorso anno e alla richiesta al gip di fissare l’udienza preliminare, scattata nelle scorse settimane. Le ipotesi di reato sono di crollo con pericolo per l’incolumità pubblica e di disastro colposo, con pene che, sommate, possono variare da un minimo di due anni a un massimo di dieci. Gli indagati sono A.S., uno dei responsabili di Baerlocher italia, e altre tre persone, responsabili per il personale piuttosto che per gli aspetti tecnici delle lavorazioni. Non risulta siano ad ora contestate invece ipotesi di lesioni, anche se sotto questo profilo erano state redatte anche perizie mediche sui lavoratori feriti. Anche il sindacato dei chimici della Cgil non ha ancora confermato l’intenzione iniziale di costituirsi parte civile, in nome della sicurezza nelle aziende del settore.

Sotto il profilo tecnico l’indagine si è rivelata estremamente complessa: solamente il consulente tecnico della procura di Lodi, ingegner Davide Levo, aveva depositato in viale Milano un documento di 500 pagine. Le cui conclusioni, in estrema sintesi, arrivavano a ipotizzare una “reazione fuggitiva” nel corso della lavorazione che invece, da manuale, doveva essere una semplice miscelazione, senza che tra i componenti si dovessero innescare fenomeni tali da portare a un innalzamento di temperatura.

Nel reattore erano stati immessi diversi quintali di Eposir, la resina, e polvere di benzoato di zinco. Obiettivo: produrre un additivo per migliorare le caratteristiche della plastica. Nei laboratori della casa madre questa miscelazione era già stata sperimentata, ma in piccoli quantitativi.

Nella lettura degli inquirenti che sembra aver portato alle richieste di rinvio a giudizio, per ipotesi colpose, sarebbe mancata una fase intermedia: il test della stessa miscelazione in un impianto pilota, per verificare se, in quantitativi maggiori, la miscela potesse reagire. La tonnellata di materiale, infiammabile data la presenza della resina, avrebbe sviluppato all’interno un repentino aumento della temperatura, che ha fatto crescere la pressione nel miscelatore fino a quando l’enorme coperchio imbullonato è saltato. Il capo d’imputazione non indica però l’incendio, anche se dal capannone del reparto sventrato si era levata per ore una colonna di fumo. Tocca ora al gup valutare se l’individuazione delle responsabilità formulata dalla procura sia condivisibile.

Carlo Catena

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11 commenti. Pagina 1 di 2. 1 -2

Bingo

17 febbraio 2012 17:55
E dire che si è veramente sfiorata una tragedia senza precedenti per il nostro territorio ,Seveso molo probabilmente da questi giovani e baldi amministratori rampanti è già stato dimenticato ,da tanti nemmeno vissuto .

Lodigiano71

17 febbraio 2012 17:24
L'intervento di Luis Amplatz non fa una piega, questo e' un territorio che e' nato agricolo con tutta la sua campagna e successivamente e' stato sventrato da fior di capannoni, stabilimenti, centri commerciali e obrobri vari e ripugnanti!
Come al solito comulodi, ops scusate adesso si firma ufficio stampa del comune ha trovato il modo per pararsi le spalle e togliersi un'eventuale responsabilita' scaricandola su altri e se poi gli si contestasse altro sarebbe pronto a dirti che la fabbrica in questione e' fuori dal confine cittadino perche' appunto il cartello "LODI" e' ubicato tra le due rotonde della tangenziale e faustina...
Magari impegnandosi un pochino di piu' al prossimo incidente di questo tipo sul territorio, potrebbero inviarci le direttive su cosa fare per mettersi in sicurezza direttamente via sms.

acces

17 febbraio 2012 16:54
Certo che i documenti (in questo caso piani di emergenza) bisogna leggerli ma soprattutto bisogna capirli.
Leggendo quello della Barlocher è abbastanza chiaro, e limita a 44mt (in terza fascia) le ipotizzate problematiche relative al "top event" (Rottura fusti Tetrabutilstagno con conseguente dispersione di vapori tossici).
Neppure tra i possibili effetti domino sono indicate problematiche ai residenti.
E' possibile che alla luce dell'incidente la Prefettura chieda un aggiornamento del piano che contempli questa nuova criticità.

Luis Amplatz

17 febbraio 2012 13:44
Anche dalle parti di San Gualtero non se la passano bene, mi risulta. L'estate scorsa era un olezzo dietro l'altro, ma tutto andava sempre bene madama la marchesa. Il bello è che le case nuove te le fanno pagare come se fossi a Cortina, con l'aggravante che invece ti ritrovi stretto fra i guard rail tra capannoni di logistica multicolori che sono un insulto all'estetica (e ad altro), ipermercati, centrali e paesacci dove ogni volta che attraversi la strada devi raccomandare l'anima a Dio e dove dovrebbero pagare la gente per risiederci.

camomilla

17 febbraio 2012 12:08
Verissimo, Amplatz. La città si è espansa fino ai limiti dell'azienda chimica quando l'azienda già c'era. E' stato quindi poco lungimirante far costruire abitazioni proprio lì a un passo. Fermo restando che una nube se si sprigiona viaggia nell'aria e quindi la città è comunque direttamente interessata. Ricordiamo comunque che la Baerlocher non è la sola industria chimica in città.

Luis Amplatz

17 febbraio 2012 11:24
Premesso che uno stabilimento di quella tipologia non dovrebbe stare in quel posto a poca distanza dalle case e strutture pubbliche (mi riferisco ad esempio al centro sportivo della Faustina o alla caserma dei carabinieri), anche se buona parte del merito lo si deve agli amministratori che hanno concesso in passato l'urbanizzazione senza risolvere la questione, penso che il comune di Lodi si debba costituire parte civile. I suoi cittadini sono stati danneggiati dall'evento in questione. Sarà pur vero che per l'Arpa la fumina scaturita dopo il botto era innocua, ma uno al diritto di non essere affumicato, senza contare che chi svolge attività commerciale e artigianale nella zona ha dovuto interrompere il lavoro con quel che ne è conseguito. Mi auguro, che il comune tuteli i suoi cittadini. Anche se mi permetto di non essere fiducioso. La Baerlocher poi ha già messo le mani avanti, paventando una chiusura dell'impianto.

Bingo

16 febbraio 2012 21:33
Non ce ne frega niente delle competenze in caso di incidente ,la gente deve sapere cosa deve fare in caso di incidente .
Almeno che i limitati burocrati che realizzano le pagine del sito del comune di Lodi non presumano che la gente in caso di incidente rimanga in casa a cliccare sul sito del comune di lodi mentre una nube tossica gira tranquilla per sapere cosa fare e come comportarsi . .robe da matti robe da matti le tabelle delle competenze ,ci vorrebbe al mondo Totò per dirvi che ci si può fare con le tabelle delle copmpetenze in caso di incidente .

camomilla

16 febbraio 2012 20:35
Già letto, Ufficio Stampa del Comune.
Ma è come quando Schettino ha detto ai naufraghi di recarsi alle master station del Costa Concordia: in realtà nessuno sapeva dove andare e ognuno è salito sulla scialuppa che è scesa per prima.
Il piano, in caso di improvviso incidente e di evacuazione immediata, non è poi così chiaro per i cittadini!

Ufficio stampa comune di Lodi

16 febbraio 2012 20:03
Per le attività produttive a rilevante rischio di incidente, come la Baerlocher, la legge prevede un piano di emergenza interno a cura dell'azienda stessa ed un piano di emergenza esterno che compete alla Prefettura. Sul sito internet del Comune (alla pagina "Protezione civile" raggiungibile dalla home page) è pubblicato il Piano di Emergenza Comunale, con una scheda sulla Baerlocher che riepiloga le competenze nei diversi casi di incidente.

g_andrini

16 febbraio 2012 17:36
Negligenza, è certo. Quando si tratta di chimica, se non si sa bene cosa si fa, si possono verificare incidenti.

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