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giovedì 17 maggio 2012 ore 08:52, S. Pasquale Baylon
Interrogazione sul prefetto di Lodi
(4 febbraio 2012)

Un’interrogazione, «affinché si accerti la totale estraneità del prefetto Pasquale Antonio Gioffrè dai molteplici rapporti con i cosiddetti ndranghetisti o comunque vicini al mondo affaristico gestito dalle cosche di ndrangheta». È quella predisposta dall’onorevole Vinicio Peluffo, parlamentare del Pd, per chiedere al ministero della Giustizia di far chiarezza su un capitolo della lunga carriera ligure del nuovo massimo rappresentante dello Stato a Lodi: la sua presenza nella Città del Sole, associazione per la promozione della cultura calabrese, al fianco di alcuni personaggi coinvolti in delicate inchieste sulla malavita organizzata. Nel 2005, recita l’interrogazione «Pasquale Antonio Gioffrè compariva tra i fondatori di un’associazione di emigrati calabresi in Liguria (...) accanto a una serie di personaggi coinvolti in inchieste antimafia e voto di scambio a partire proprio dal presidente dell’associazione, Salvatore Ottavio Cosma». Un personaggio che, prosegue l’interrogazione, «secondo un rapporto della Finanza del 2007 (in esecuzione di un’inchiesta del pm Francesco Pinto), sarebbe il “punto di contatto” tra ndrangheta e ambienti politici in Liguria», visto che «le indagini tecniche hanno consentito di accertare che Cosma Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita e in particolare con Mamone Gino, Stefanelli Vincenzo, Malatesti Piero e Garcea Onofrio». In questo contesto, riprende il testo, «nell’atto costitutivo dell’associazione Gioffrè risultava con la carica di vicepresidente e accanto a lui, oltre Cosma, un famoso imprenditore calabrese che in Liguria ha fatto fortuna: Gregorio Fogliani, originario di Taurianova»; la cui famiglia, riporta Peluffo «è considerata dalla Dia di Genova “terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza”, “Famiglia di ndrangheta” la definiscono i rapporti 2008-2010 della Procura nazionale antimafia a firma di Piero Grasso». Nell’interrogazione si cita un altro personaggio, Antonio Multari, vicino all’associazione e «arrestato nel giugno scorso a Genova per associazione mafiosa»; e si ricorda come «a Lodi un anno fa scoppiò il caso del predecessore di Gioffré, Peg Strano Materia, investita dalle polemiche per aver tolto la scorta allo scrittore e consigliere regionale Giulio Cavalli, decisione che fu interpretata come “punizione” perché Cavalli aveva denunciato che Pietrogino Pezzano era in stretti rapporti con il gotha della ‘ndrangheta milanese». Quanto sufficiente, per Peluffo, per chiedere al Ministero quali «iniziative intenda intraprendere», anche alla luce dell’attenzione data dalla stampa alla vicenda. Quest’ultima era peraltro nota, tanto che il “Cittadino”, il giorno in cui il nuovo prefetto di Lodi incontrò la stampa, la sollevò durante l’incontro. In quell’occasione così rispose Gioffrè: «Presi parte all’associazione per la promozione della cultura calabrese in Liguria solo per la presentazione di due libri». Al prefetto fu domandato anche di un’altra accusa mossagli dalla onlus Casa della Legalità. Rispose: «Si faceva riferimento ad alcuni beni confiscati, assegnati al Comune di Genova ma di fatto mai utilizzati. Ci fu un attacco al prefetto e indirettamente anche a me, che mi occupavo materialmente di gestire queste pratiche, perché dirigevo l’ordine e la sicurezza pubblica, per non aver vigilato abbastanza sulla corretta destinazione e utilizzo di questi beni: poi chiaramente non apparteneva a me fare valutazioni circa la presenza o meno o il radicamento delle mafie».

Alberto Belloni

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