«Presto diremo la nostra verità»
(11 giugno 2011)
Lo “scandalo” dell’evasione fiscale (per il momento, lo ricordiamo, solo presunta) che ha travolto la famiglia Spagnuolo non ha avuto ripercussioni sull’attività dei bar del centro, che continuano a lavorare esattamente come prima. «Il locale lavora bene - spiega il responsabile del Caffè Continentale di piazza Vittoria, ex Nazionale, Enzo Frattasio -, tutte le prenotazioni sono confermate e ogni giorno abbiamo fra le 100 e le 150 persone». Stesso discorso per il Masseroni in corso Roma e per il Caffè Spagnuolo di piazza Vittoria. «Stiamo lavorando esattamente come prima - dice Vittorio Spagnuolo -. Il calo, se c’è stato, è degli ultimi mesi, e non riguarda solo noi ma anche altri commercianti del centro. Il motivo non lo so, forse manca una politica di iniziative che vivacizzino il centro storico e attirino la gente». Fra i problemi che i bar devono sopportare c’è anche la presenza della fermata taxi davanti al Caffè Spagnuolo, con i veicoli spesso fermi con il motore acceso che certo non invogliano i clienti a sedersi sui tavolini all’aperto. «La prima richiesta che abbiamo fatto alla Confartigianato locale quando ci siamo iscritti è stata di spostare quella fermata in un altro punto della piazza - aggiunge Vittorio Spagnuolo -. Ci è stato detto che avrebbero provveduto in poco tempo, invece è passato un anno ed è rimasto esattamente tutto uguale». Ieri è intervenuto sulla vicenda dei bar “storici” di Lodi anche Antonio Corsano, imprenditore del settore, in merito soprattutto al marchio Tacchinardi e alla parole di Tiziana Polimeno. «Dice che non ha lasciato a nessuno il marchio perché nessuno dava garanzie di continuazione storica, ma loro sono stati i primi a non dare continuità, hanno comperato il bar e lo hanno chiuso senza mai cominciare l’attività. Il Tacchinardi fa parte della storia di Lodi, nessuno deve scipparlo alla città dando poi la responsabilità ad altri se non si è riusciti a portarlo avanti. Le ragioni non le conosciamo, ma sembra assurdo che qui arrivino tutti facendo mille promesse: la città ha sempre vissuto, i bar sono gestiti bene e sono ben frequentati».
Gli Spagnuolo: «Presto tutta la verità»
A ventiquattr’ore dalla “bufera” che ha travolto la sua famiglia i locali acquistati in città, accetta di parlare Vittorio Spagnuolo, figlio di Luigi e titolare del bar Masseroni di corso Roma, reduce da un mese di ospedale e tuttora convalescente. «Attendo di essere sentito dalla Finanza per difendermi e dire come stanno davvero le cose» esordisce.
Giovedì, infatti, la guardia di finanza di Cremona, al termine di un’indagine iniziata lo scorso novembre che ha portato alla luce un presunto “giro” di fatture false per 600 milioni di euro e una maxi evasione fiscale che avrebbe fruttato 40 milioni, aveva posto sotto sequestro molti beni riconducibili alla famiglia, in particolare a Luigi Spagnuolo, per un valore di 23 milioni, fra cui i bar del centro storico di Lodi Masseroni, Continentale (ex Nazionale) e Caffè Spagnuolo, ora affidati a un amministratore giudiziario che ne gestisce l’attività e i profitti.
Ecco quindi la “verità” della famiglia Spagnuolo riguardo alle accuse di frode. «Mio padre è un procacciatore d’affari, significa che contatta le società che hanno bisogno di manodopera e, in base alle esigenze specifiche, cerca chi può fornire quel servizio. In qualsiasi campo, dalla macellazione alla logistica al facchinaggio». In questo lavoro si appoggia a diversi consorzi o società (alcuni dei quali hanno gli uffici a Lodi) a cui fanno capo decine di cooperative «autonome e con propri dirigenti», che materialmente svolgono i lavori richiesti. Proprio le coop, alcune reali altre “fantasma”, secondo la Finanza venivano utilizzate per evadere l’Iva. Con Luigi Spagnuolo è finito nei guai anche Domenico Gatti, ex macellatore di Spino d’Adda, «quotidianamente presente in uffigio per gestire tutta la parte relativa alla macellazione».
Lui, Vittorio, giovane di 24 anni, ammette di non conoscere bene la contabilità e il giro di affari, quindi non entra nel merito delle accuse di frode fiscale avanzate dalla Finanza di Cremona. Di una cosa però è certo: il lavoro del padre, comunque, rendeva molto, visto che fra i clienti “procacciati” dal 52enne di Spino c’erano anche nomi importanti dell’imprenditoria italiana: quindi tutti gli investimenti fatti successivamente (barche, auto di lusso, immobili e bar) sono “giustificati” perché fatti con i guadagni legali. Ma non solo: «Il Masseroni lo abbiamo pagato e lo stiamo pagando tuttora con cambiali».
Ma c’è un altro aspetto su cui Vittorio Spagnuolo punta il dito: le “voci” che, da quando la sua famiglia è sbarcata in città con ingenti capitali, sono circolate su di loro e sulle loro attività. «Ci hanno detto di tutto, persino che siamo mafiosi, ma l’unica volta che abbiamo avuto a che fare con la mafia è stato da vittime, quando abbiamo subito la tentata estorsione, e abbiamo contattato puntualmente la polizia. Ho come l’impressione che molti si siano accaniti contro di noi». Un “accanimento” che a suo avviso ha coinvolto anche alcune istituzioni e forze dell’ordine, che in questi anni hanno effettuato decine di controlli nei loro tre bar del centro. «Ci hanno fatto controlli di ogni tipo. Nei locali sono entrati gli ispettori del lavoro, l’Asl, la Finanza in borghese e in divisa, i carabinieri del Nas; ognuno di loro è entrato più volte in ogni locale, senza mai riscontrare alcuna anomalia. Noi non abbiamo niente da nascondere, durante la perquisizione della Finanza di Cremona abbiamo anche fatto aprire dai pompieri una porta che non era nemmeno di nostra proprietà, ma di una signora che abita qui sopra, per non lasciare dei dubbi. Mi chiedo se anche gli altri locali di Lodi e del centro abbiano questa “attenzione”, ma ho seri dubbi. Comunque abbiamo fiducia nelle istituzioni, le indagini non sono concluse e spetta ai nostri avvocati difenderci dalla accuse mosse nei nostri confronti».
Davide Cagnola





















