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giovedì 17 maggio 2012 ore 08:39, S. Pasquale Baylon
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Lodi, fatture false per 600 milioni: sequestrati tre bar del centro
(9 giugno 2011)

Tre bar del centro storico di Lodi (il Masseroni in corso Roma, l’ex Nazionale ora Caffè Continentale e l’ex Tacchinardi ora Caffè Spagnuolo in piazza Vittoria) sono stati posti sotto sequestro. Secondo la Finanza di Cremona, infatti, sarebbero stati acquistati dalla famiglia Spagnuolo con i soldi provenienti da una maxi frode fiscale che ha consentito di evadere circa 40 milioni di euro. I locali quindi sono stati affidati a un amministratore giudiziario per garantire comunque l’attività economica (visto che al loro interno non avveniva nessun illecito), mentre gli ormai “ex” proprietari, privati della licenza, sono diventati semplici gestori.

Oltre ai bar, sono stati sequestrati diversi altri beni, tutti riconducibili (anche se intestati ad altre persone) a Luigi Spagnuolo e al 65enne di Spino Domenico G., considerati i “promotori” della truffa ai danni dello stato: una Ferrari, una Porsche, una imbarcazione da 32 metri ormeggiata nel porto di Genova, due società immobiliari, un’azienda agricola, un allevamento di cavalli di razza e diversi immobili. Il tutto per un importo stimato in circa 23 milioni di euro.

Il meccanismo che ha consentito di evadere l’Iva per decine di milioni di euro è piuttosto complicato e per metterlo in atto i due indagati (entrambi ex macellatori di Spino) si sono circondati di persone “fidate”, compresi studi contabili compiacenti. Alla fine le persone denunciate sono 26, di cui venti per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e sei per riciclaggio.

Luigi Spagnuolo e Domenico G. hanno operato per circa dieci anni nel settore della macellazione. Avevano creato quattro consorzi, che si sono succeduti negli anni, che gestivano circa settanta cooperative di lavoro (attive nelle province di Lodi e Cremona) utilizzate per affittare circa 800 lavoratori ad aziende lombarde ed emiliane della macellazione e della grande distribuzione, per un giro d’affari di oltre 200 milioni.

Su questi importi avrebbero dovuto pagare l’Iva del venti per cento, pari a 40 milioni di euro. Ma a questo punto scattava la frode, con lo scopo di appropriarsi completamente dell’imposta dovuta. I promotori della truffa, infatti, secondo l’accusa creavano una filiera di società cooperative “fantasma”, intestate a prestanome e operative solo per un paio di anni, che avevano il solo scopo di emettere fatture false da addebitare alle coop regolari per compensare i ricavi. In questo modo si poteva dimostrare a fine anno che i costi erano pari ai ricavi e che quindi non c’era nessuna imposta da pagare. Con l’emissione di decine di fatture false, però, l’evasione Iva si è moltiplicata fino ad arrivare a 120 milioni, anche se effettivamente i soldi rimasti nelle tasche degli evasori, sempre secondo quanto sostenuto dalla Finanza di Cremona, sono 40 milioni.

Rilevante anche l’evasione contributiva, visto che la metà degli stipendi che venivano pagati ai lavoratori delle cooperative, circa 800, era in nero.

Come detto per gestire questo enorme giro di affari e questa massa di dipendenti i due macellatori si sono circondati di molte persone che li hanno aiutati a mettere in atto la frode, compresi gli studi contabili. La posizione di ciascuno, comunque, è ancora al vaglio: sicuramente qualcuno prestava la propria opera inconsapevole della truffa.

Quei soldi, comunque, sono stati tutti investiti. Innanzitutto nei tre bar del centro di Lodi, intestati ai familiari di Luigi Spagnuolo; poi la barca da trenta metri, allevamenti di cavalli, immobili e auto di lusso. Tutti posti sotto sequestro per recuperare in parte il danno subito dallo stato a causa dell’evasione. La Guardia di finanza precisa che le indagini sono ancora in corso, non sono esclusi quindi ulteriori, e forse clamorosi, sviluppi.

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