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Solo la vendita salverà la Pregis
20 gennaio 2012

O la vendita con il contratto di solidarietà per tutti i lavoratori o una pesante incentivazione all’esodo volontario: i lavoratori della Pregis di Ossago dicono no alla riduzione secca di 25 posti di lavoro chiesta dalla dirigenza come condizione per poter vendere e salvare lo stabilimento dalla chiusura. L’alternativa è la cessazione delle attività per fine marzo.

I segretari di Cgil, Cisl e Uil Francesco Cisarri, Gianpiero Bernazzani e Francesco Montinaro hanno seguito da vicino l’evolversi della crisi in Pregis da un paio d’anni a questa parte, e a luglio dell’anno scorso avevano sottoscritto l’applicazione del contratto di solidarietà proprio come risposta ai 25 esuberi indicati dall’azienda.

Lunedì i sindacati sono stati convocati con urgenza per essere messi al corrente da parte della direzione dello stabilimento dell’intenzione della proprietà, un fondo d’investimento americano, di dismettere tutte le attività europee di Pregis entro la fine di marzo. Così la fabbrica di prodotti per l’imballaggio va verso la chiusura con la perdita dei 63 posti di lavoro diretti e degli oltre 20 della cooperativa che si occupa della movimentazione delle merci.

Unica possibilità di salvare la fabbrica, e il lavoro, sarebbe la cessione entro quella data delle attività a una cordata di investitori che si sarebbero anche già fatti avanti. Requisito essenziale per la trattativa, però, è la riduzione della forza lavoro di 25 unità.

«Ma come possiamo firmare un accordo a scatola chiusa per licenziare 25 lavoratori? - spiegano i sindacati -. La nostra controproposta, valutata insieme ai lavoratori, è doppia: da una parte chi subentra potrebbe acquisire tutti i lavoratori scaricando però i costi degli esuberi annunciati sugli ammortizzatori sociali, per esempio proseguendo con il contratto di solidarietà o aprendo una nuova cassa integrazione. In alternativa si deve mettere sul piatto un’operazione di pesante incentivazione all’esodo, un’offerta che renda appetibile l’idea di andarsene, ma chiaramente deve essere molto importante. Altre ipotesi sono difficili da accettare».

Le proposte dei lavoratori saranno presentate all’azienda per capire i margini di trattativa: la scadenza del 31 marzo per la chiusura incombe.

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