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Assolto il papà di Castiglione,
era accusato di abusi sul figlio
Assolto per insufficienza di prove dall’accusa di aver abusato di un figlio e di averlo anche maltrattato assieme ad almeno cinque dei venti bambini e bambine avuti in adozione o in affido: dopo 16 mesi di custodia cautelare in carcere con il “bollo” infame del violentatore, Davide Parini, 48 anni, di Castiglione, ieri è uscito da uomo libero dal tribunale di Lodi, abbracciato alla moglie Anna Interlandi, e ha dato subito la buona notizia alla figlia naturale e ai tre figli adottivi, già maggiorenni, gli unici non allontanati dalla famiglia. L’arresto era scattato nel febbraio dello scorso anno, su richiesta del pubblico ministero Paolo Bargero, e la scarcerazione era stata concessa solo settimana scorsa, a pochi giorni dallo scadere dei termini di custodia cautelare. Il pm Daria Monsurrò aveva chiesto otto anni di carcere, i legali del figlio adottivo che aveva denunciato il padre un milione e 175mila euro di risarcimento, il comune di Castiglione altri 50mila euro per le spese per mantenere in comunità i figli allontanati, e inoltre i cinque minori individuati come potenziali parti offese dalla procura, per i soli maltrattamenti, avevano chiesto ciascuno 25mila euro.
Un quadro drammatico che il giudice Angela Scalise (a latere Manuela Scudieri e Maria Elisabetta Di Benedetto) ha cancellato in una camera di consiglio durata dalle 15.41 alle 19. «Assolto per il secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale, perché il fatto non sussiste», il verdetto accolto da un silenzio irreale e subito dopo da una gioia composta, con la soddisfazione delle tre avvocatesse milanesi (Maria Vaciago, Sonja Orgiu e Marzia Centurione Scotto) schierate per giocare fino all’ultimo le carte di una difesa che un’accusa così rende ancora più difficile. «La giustizia ha fatto il suo corso – dice l’avvocato Vaciago -. Noi abbiamo evidenziato la problematicità del ragazzo che ha lanciato l’accusa, le sue contraddizioni, abbiamo ipotizzato che si fosse sentito discriminato rispetto agli altri figli perché l’adozione era stata avviata più tardi, quando era già maggiorenne. Ma non credo proprio che a questo punto i genitori vogliano procedere contro di lui per calunnia». Sedici mesi di carcere però sono tanti per un innocente: «Secondo noi la procura ha fatto il suo lavoro correttamente - aggiunge l’avvocato Orgiu -. Ma si è basata su perizie e ricostruzioni che a loro volta riteniamo fossero viziate dalla ricostruzione del quadro familiare fatta da assistenti sociali. E contro di loro invece abbiamo intenzione di andare avanti.Se non avessero scritto certe cose, forse gli inquirenti si sarebbero resi conto prima delle contraddizioni dell’accusatore».
Il giovane che aveva presentato la denuncia oggi ha più di vent’anni ed era arrivato, in affido, dalla Russia, 14enne. Già fuori casa, con un lavoro in pizzeria a Milano aveva raccontato a colleghi di lavoro e quindi segnalato al “Telefono azzurro” di aver subito per due anni pesanti attenzioni dal padre. Questo, con una perizia che lo ha ritenuto attendibile e quindi una perquisizione che ha evidenziato uno stato di disordine, in una casa con oltre dieci minori, di primo mattino, sono stati i cardini dell’accusa. Drammatico il processo, con decine di udienze, tre testimoni a favore della famiglia indagati per “falsa testimonianza” e la signora Interlandi denunciata per “subornazione di teste”. Strascichi che secondo i legali della famiglia sono destinati all’archiviazione, così come il processo gemello per maltrattamenti in famiglia a carico della donna, al quale il comune rinuncerà a costituirsi parte civile. «Rispettiamo la volontà dei giudici – il primo commento di Pietro Gabriele Roveda, avvocato di parte civile per il comune di Castiglione – ma vogliamo anche leggere le motivazioni della sentenza».
Carlo Catena |
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